COSCIENZA – CONOSCENZA – TRASCENDENZA

massimo franceschini blog

Interventi e commenti su vari spazi web inerenti ai temi della coscienza, della conoscenza e della trascendenza

25 novembre 2020
www.facebook.com/emiccoli/posts/10158396318170804
Caro Eugenio, brevissime riflessioni: il Malanga deduce talmente tante cose, a mio modo di vedere in maniera assai discutibile. Questo perché è sostanzialmente un materialista, infatti parlando di anima vede funzioni, assi, parametri spazio-temporali e tutte quelle cose lì… mi appare evidentemente non in grado di postulare un’assenza di materia, energia, spazio, tempo, che sarebbe la dimensione spirituale trascendente, di cui noi siamo parte. La sua ottica quindi è assai limitata, non capisce che ogni essere nell’universo, anche se di altre razze, è fondamentalmente un essere spirituale, proprio come noi, soggetto a tutte le problematiche, contraddizioni, manovre, lotte di potere ecc., proprio come noi su questo pianeta, magari esportate a livello galattico, perché no? Le sue deduzioni sulle immagini riportate nelle ipnosi sono un suo costrutto mentale, filosofico, teorico, che dipende dal tipo di cultura presente nel suo background, da idee che cercano di dare una spiegazione, ma questa spiegazione risente dei suoi parametri interpretativi. E se le immagini riportate dagli ipnotizzati fossero delle suggestioni innestate a livello mentale a fini di controllo, oppure reali episodi che però, sempre per fini di controllo distraenti, mistificanti, “imprecisi”, che “stranamente” spuntano se si cerca in un certo modo, tendenti a sostenere una narrazione comunque tesa a nascondere delle verità assai più importanti?

29 aprile 2020
www.youtube.com/watch?v=NQwnGmMXlT…pMaGRkS01VlWNo4
È la terza o quarta volta che sento Corrado Malanga. Non mi piaceva fino in fondo, anche per il suo modo di esporre, al pari di tanti che professano un certo olismo, una comprensione totale che vorrebbe essere un punto di arrivo, quasi definitiva, come se nei millenni filosofie e religioni siano state a pettinar le bambole. Anche qui, sembra iniziare abbastanza bene per, da un certo punto in poi, far emergere le vere contraddizioni di un pensiero che pare appunto appartenere ad una “scienza allargata”, mentre si sostanzia in quello che, di fatto, è un’arrendevolezza “politica” allo status quo. La conclusione restincasista poi, che invita anche a pensare ma a non parlare, che potremmo sentire da uno del patto per la scienza o della task force anti fake, mi toglie ogni dubbio sul tipo, che pur pensa, ma guarda un po’, che il virus sia un’operazione costruita in laboratorio. Insomma lo “scientismo” dilagante, anche in certi ambiti umanistici, mostra ancora una volta, ce ne fosse bisogno, che dobbiamo guardarci da quelli che possono apparire come “avanti” e “smart”, mentre sono, consapevoli o meno, il volto più accattivante di un sistema che ti fotte, prima di tutto filosoficamente e culturalmente.

09 aprile 2020
Condivido in pieno. Gli “spirituali” inermi e inerti sono totalmente funzionali al sistema, alla stessa stregua, dico io, di quegli attivisti che continuano a parlare solo di economia, senza pensare alle violazioni globali e criminali del diritto. Che stiano pensando, sotto sotto, di sfruttare la pandemia creata dal sistema per ottenere il socialismo per via sanitaria? Fate fate, vedrete che bel regime socialista stanno preparando, vi arriverà l’avviso proprio dai vostri cellulari che vi diranno di non muovervi e rimanere connessi. Buona democrazia 2punto cecità. www.youtube.com/watch?v=PJxCBLXIBT…Ezf1gqiolm4Mpmk

26 febbraio 2020
Un controllo del pensiero e dell’essere sempre più sopraffino, con la “giustificazione” di una “malattia”, che tale non è. Cultura e vera scienza praticamente silenti di fronte alla brutalità soft dell’industria in mano alle potenti corporazioni private, che sfrutta lo scientismo, il materialismo ed il consumismo di quest’epoca balorda. Un risveglio culturale, etico e politico è quanto mai necessario. www.repubblica.it/salute/2018/03/0…pBboQ5HB3HLBaS8

3 gennaio 2020
La tecnica che si fa idolo consumistico al quale ogni altro interesse si deve prostrare, mezzo di controllo privato, sempre più globale, unico “universo” in cui convogliare ogni altro sapere, ogni aspirazione umana, ogni prassi di ricerca, di “cura”, ogni intervento in qualsiasi campo, ogni speranza di soddisfacimento di desideri, di ricerca, anche di pace: la tecnologia ci darà la pace, se riuscirà ad evitare la guerra totale e/o la distruzione dell’ecosistema, ma una pace che sarà appiattimento, uniformazione, identificazione, pensiero unico, coscienza e identità predeterminate: un’umanità assai diversa da quella attuale trasformata in qualcosa di ibrido, in pensiero assoggettato ad un’idea di “evoluzione” che determinerà la rottura del libero pensiero. #entry24608336

22 giugno 2019
www.facebook.com/robertodecerto/vi…Wbr5tyzsKPsAUIk
Il video (con Roberto De Certo) è un chiaro esempio della battaglia sacrosanta che dobbiamo combattere per far rispettare i Diritti Umani nel campo del mentale. Dobbiamo far capire che la psichiatria NON è una scienza, che la sua funzione è coercitiva e ottundente la libertà di pensiero e la dignità umana, anche quando messa in atto con la complicità dell’industria farmaceutica e della legge. Gli psicofarmaci non curano ma sedano e avvelenano e lo stigma psichiatrico demolisce la dignità ed il rispetto dell’uomo. La medicina, il mondo della scienza e la giurisprudenza si fanno complici della psichiatria per un campo, quello del disagio mentale, oscurato dalle coscienze. La cultura deve denunciare la violazione psichiatrica dei diritti umani, la medicina e la scienza devono riconoscere e denunciare la mancanza di ragioni scientifiche e le violazioni deontologiche e la giurisprudenza deve riconoscere tutto ciò ridando al Giudice la dignità del suo ruolo di giudice dei giudici, in modo tale che possa riprendere prerogative e decisioni ora in mano a consulenze psichiatriche di dubbia legittimità etica, scientifica e democratica. Qui un articolo per approfondire: “SANITÀ MENTALE” E DIRITTI UMANI: COME DIFENDERE I DIRITTI DEGLI ULTIMI:  https://almassimofranco.blogfree.net/?t=5909595

05 aprile 2019
Quando la “scienza” ed il materialismo pretendono di accaparrarsi ogni ambito del pensiero… Da “Il dibattito delle idee” su La Lettura dell’8 aprile di un anno fa, un articolo dal titolo seguente: “NOI SIAMO L’INTESTINO Il nostro corpo ospita una quantità inimmaginabile di micro-organismi viventi appartenenti alle più diverse specie di gruppi animali. Batteri, virus… vanno a formare il microbiota, un complesso vitale in continua interazione con le attività di tutti gli organi, compreso il cervello. Tutto ciò contribuisce a ridefinire in modo originale l’identità biologica dell’individuo. Oggi, dunque, nel secolo della biologia, siamo chiamati – tutti: scienziati, filosofi, umanisti… – a confrontarci con il concetto di ‘con-individuo’: questo insieme di popolazioni di specie diverse (che ci affollano) mette prepotentemente in crisi il nostro senso del ‘sé’. Ora lo sappiamo: non siamo più quella singolare individualità che credevano di essere“. Ah no? Contenti loro… il mio senso del sé regge ancora alla grande, grazie.

15 febbraio 2019
Sulla natura umana: la “cattiveria” è più visibile, arriva spesso in “alto” condizionando popoli ed eventi.
Ci arriva perché “deve”, perché “sa” che se rimanesse in basso sarebbe esposta all’azione riformatrice e contenitrice degli altri, di cui la cattiveria stessa ha paura: è la sua psicosi. È la dissimulata paura degli altri a rendere necessaria la fuga in avanti, verso l’alto, magari ammantata delle migliori intenzioni. La bontà innata invece appartiene a tutti gli uomini, si nutre degli altri, certo va coltivata per non farla appassire o sommergere dai problemi ma non ha bisogno di elevarsi, quando lo fa accade perché sono gli altri a riconoscerne il valore eccelso, costruttivo, creativo, come nell’arte. Il mondo si regge sull’innata cooperazione umana, vacilla quando sommersa da problemi artificiosi, quando i suoi leader sono portati in alto da un sistema incontrollato dal basso.

11 gennaio 2019
La silente sottomissione dei più all’obbligatorietà vaccinale è figlia di un lungo percorso di schiavizzazione dell’uomo e della società civile, iniziato nella modernità con la scellerata sottomissione della giurisprudenza alla pseudo scienza psichiatrica, cui si è delegato il controllo del pensiero. Tale disegno si completa ora con la pretesa indiscutibilità di tutto ciò che si spaccia per “scienza”, anche quando è, di fatto, solo industria e controllo tecnocratico. Il diritto si è così piegato a concetti e prassi che, da una parte, annullano i reati senza una vera chance di comprensione/riscatto/riconquista di dignità dei responsabili, con l’assunzione di giustificazioni distraenti e non misurabili di pretese “incapacità di intendere e volere”. Dall’altra parte si annullano gli elementari Diritti Umani della persona, oggi sottomessa a linee guida, esperimenti e protocolli industriali che invadono i ministeri della Sanità, ormai ridotti a meri esecutori di disegni privati corporativi.
https://almassimofranco.blogfree.net/?t=59…RlGJvM.facebook

26 dicembre 2018
www.ilmessaggero.it/spettacoli/cin…Ki6xAz-gVKvWbiI Interessante. Del resto il mondo dell’arte è evidentemente “contagiato” da tematiche lgbt/gender: basta guardare la percentuale media di film con contenuti che hanno a che fare con queste tematiche. Sempre più spesso nei film si vede qualcuno o più di uno che fuma erba, prende psicofarmaci, ed anche la presenza di contenuti relativi all’omosessualità è molto più alta che nella realtà. Per non parlare della lenta e sottile introduzione nelle scuole di tematiche sessuali che andrebbero lasciate alle famiglie e alla libera crescita delle persone, senza condizionamenti o teorie spacciate come innovazione e progresso. Questo ovviamente non deve essere inteso come un post discriminatorio, ci mancherebbe, ma un conto garantire i diritti umani, altra cosa appoggiare, consapevolmente o meno, la tendenza “gender” a demolire le caratteristiche e le istituzioni antropologiche dell’uomo e della comunità umana, per favorire l’avvento di un uomo “nuovo”, indefinito, confuso, senza identità e legami, consumatore obbligato di ogni ritrovato della tecnica per qualsiasi voglia o necessità, per ogni “espressione” di apparente individualità, per ogni difficoltà. Il primo scopo di ogni sistema di potere non etico è il controllo, il guadagno è sempre funzionale e secondario. Il controllo nel futuro sarà semplificato con individui senza basi umanistiche, “liquidi” in ogni sentire, consumatori di “sostanze” varie, “liberi” di girare per il mondo, chi se lo potrà permettere, come palline impazzite e giocose di un “flipper sociale” che stenteremo a riconoscere.

22 novembre 2018
www.ilprimatonazionale.it/approfon…JfUCuBBSTIci-Ng
La millenaria guerra fra sessi che trovò nuovi alfieri nella modernità con le “scienze” psico-qualcosa vede oggi il “femminismo” in prima linea. Dalla cosiddetta “liberazione sessuale” in poi tutto spinge verso la distruzione della famiglia, ultimo avamposto umanista prima del totale asservimento dell’individuo alle corporation. I diritti umani sono ben altra cosa dallo squallore che la “cultura” non sembra più in grado di saper riconoscere.

4 settembre 2018
Non sono contrario all’uso concordato e consapevole di sostanze per lenire dolori altrimenti insopportabili e su cui non si possa fare niente. Sono assolutamente contrario a qualsiasi sostanza alteri qualsiasi funzione cerebrale, spacciando tutto ciò per “cura” di presunte “anomalie” di presunte funzioni cerebrali. Il cervello è talmente plastico e noi siamo così diversi fra individui che è impossibile, pretenzioso e criminale pretendere di “correggere” ciò che accade nella nostra testa. Oltre a ciò, le attività biochimiche cerebrali sono la risultanza di fattori personali, ambientali e relazionali. Queste tre categorie sono le uniche a dover essere sottoposte alla verifica e alla riflessione autonoma da parte della persona, quando possibile. Quando impossibilitata la persona dovrebbe essere aiutata in modo da poter raggiungere uno stato di relativa tranquillità, tale da potersi aiutare da sola o da trarre giovamento dall’aiuto altrui che deve essere, per quanto possibile non violento, non invasivo, non invalidante. Ciò esclude le pratiche generalmente somministrate dalla psichiatria e dalla legge che usa la psichiatria come controllo sociale. Pretendere di “resettare” il cervello è violento, aberrante, criminale. www.oggisalute.it/2018/09/cannabis-…ta-il-cervello/

4 settembre 2018
Un commento che non ricordo più da chi espresso, in una discussione in cui si esprimevano seri dubbi sulla pratica psichiatrica di drogare inutilmente le persone, per problemi che non hanno una natura cerebrale: “Documentarsi circa gli studi della dottoressa Nancy Andreasen (psichiatra americana) la quale inizialmente affermava che dagli esami diagnostici di un soggetto ritenuto “schizofrenico” si potessero rilevare i segni della patologia nel suo cervello. Dopo anni ha dovuto fare clamorosamente MARCIA INDIETRO ed ha dichiarato che tali segni erano assolutamente da attribuire ai farmaci assunti!!! Che l’uso di neurolettici, anche chiamati neuroplegici, lobotomie chimiche, camicie di forza chimiche e via dicendo, danneggi GRAVEMENTE il cervello è un fatto risaputo. Una piccola lista: Robert Whitaker: Indagine su un’epidemia; Peter Goetze: Medicine letali e crimine organizzato; Peter Breggin: Psichiatria Tossica; … potrei andare avanti..ma ce n’è abbastanza.

28 agosto 2018
https://video.repubblica.it/mondo/figli-ga…a/313119/313746 Mi trovo costretto a censurare il Papa, evidentemente poco consapevole del fatto che l’orientamento sessuale, al di là di altre considerazioni etiche, non è una malattia mentale. Oltre a ciò, il fatto che anche lui veda la psichiatria come un interlocutore necessario lo allinea alla deriva moderna che ha soggiogato la spiritualità e tutto l’ambito del “mentale” (psiche significava spirito un tempo… forse l’ha dimenticato) a concezioni materialistiche spacciate per “scienza”. La psichiatria compie una funzione di controllo del pensiero e del comportamento, un tempo perseguita in maniera spesso indegna e violenta dalla chiesa fattasi potere. Questo fa parte del disegno materialista di controllo che prevede una sempre maggiore anti-religiosità, cosa che puntualmente sta avvenendo. La chiesa ha storicamente ceduto posizioni di potere alla modernità, fatta anche di pretese “scientiste” e da quella separazione di saperi che tanti danni sta causando alla cultura e alla vita dell’uomo. Una cultura veramente libera, olistica ed “umanista”, dove la “scienza” non sia elevata a venerazione ma integri tutto il pensiero dell’uomo, non ha bisogno di guardiani psico-religiosi.

27 agosto 2018
L’ideologia gender fa parte del quadro tendente a indebolire la persona, la famiglia, lo stato. Un disegno moderno e materialistico atto perseguire un controllo capillare dell’essere umano contrastando ogni “morale” e spiritualità, temute dal sistema in quanto possibili spazi di libertà e affrancamento dal consumo e dalla materialità.

19 agosto 2018
Tutto giusto in questo articolo di Pierluigi Fagan… peccato siano chiamati “sistemi di pensiero” in maniera un po’ “leggera” mentre sono in effetti meccanismi e circuiti più o meno automatici che si formano, funzionano e “ragionano” con lo scopo di garantire una miglior sopravvivenza ai sistemi biologici. Parliamo in parole povere di hardware e software programmati, anche per auto programmarsi. Il programmatore, il “vero” pensiero, non oggetto di osservazione da laboratorio, ha altri ambiti speculativi e purtroppo è dimenticato, ostracizzato e vilipeso dalla cultura materialista e “scientista” imperante. Fra l’altro, se non ricordo male, lo stesso autore (Oliver Sacks) affermava che l’anima si trovasse nelle sinapsi… www.facebook.com/pierluigi.fagan/p…7Gfa&__tn__=C-R

13 agosto 2018
Interessante riflessione di Pierluigi Fagan, che però in parte non coglie il segno. Se è vero, come è vero, che la scoperta della plasticità cerebrale dimostra la correttezza dell’assunto di Cajal, non se ne traggono, generalmente, tutte le implicazioni che già sarebbero nella sua formulazione: se un essere umano può essere scultore del suo cervello, vuol dire che è altra cosa rispetto al cervello stesso. Il problema della “scienza” è che è stata per lo più cooptata dal materialismo, che esclude dal suo ambito qualsiasi altro stimolo culturale o osservazione logico-filosofico-religiosa. Lo scientismo moderno, l’arma finale del materialismo, ci permea con la tecnologia, ci mette nelle mani di chi ne controlla la ricerca, tagliando di fatto dalla scena del pensiero, dell’etica e della politica ogni idea che l’uomo non sia riducibile ad una cosa meccanica. Senza pretendere, al contrario, qualsiasi dogma sull’anima, non possiamo non vedere che tutto ciò ha portato a delle conseguenze devastati nella cultura dell’uomo, e nella sua vicenda politica, molto più devastanti dell’oscurantismo, sostituito in malo modo da un positivismo sordo e cieco ad un vero ed olistico “conosci te stesso”. Continuare a sostituire “cervello” con persona ha, inoltre, messo tutta la speculazione e la pratica in mano ad una psichiatria che sarebbe assai arduo definire “scienza”. Quella psichiatria che ha “positivisticamente” preso il controllo della correttezza di pensiero, del comportamento e del dissenso, con delle scientificamente risibili teorie e pratiche, come ad esempio catalogare ogni problema come malattia mentale o “disturbo”, friggendo e drogando milioni di persone con psicofarmaci.
Una psichiatria che la scienza stenta a denunciare, e che la giurisprudenza continua ciecamente a considerare come “autorità” nei tribunali, compiendo così un’ingiustizia anche più grave di quelle pur nefaste che si compiono a livello economico, sociale e di non attuazione dei diritti umani. www.facebook.com/pierluigi.fagan/posts/10215796710886311

23 luglio 2018
Da una discussione in un gruppo: … Ciò che avverto confuso è quella che a me pare una non precisa delimitazione di concetti ed ambiti: il materiale e lo spirituale. Anche se le due dimensioni ovviamente interagiscono (ciò che chiamiamo VITA non è altro che una profonda interazione fra un essere spirituale o un “ente” appartenente alla dimensione spirituale ed un organismo biologico), cionondimeno le due dimensioni sono ben precisamente separate, in quanto tutto ciò che ha a che fare con lo spirituale NON HA materia, energia, spazio e tempo, se non per sua stessa considerazione. La dimensione spirituale crea quella materiale e tutte le energie misurabili presenti in essa, decide di interagire con essa e di “immergervisi” in tutto o in parte, con conseguenze di svariati tipi. Se non facciamo questa premessa apriamo la strada a concetti “pericolosi”, perché riportano di fatto ad un materialismo bello e buono, che però sembra volersi nascondere dietro confusioni terminologiche e semantiche. Ogni volta che si tira in ballo la fisica quantistica, in certi ambiti, sembra di sentire dei “mantra” che paiono simili ad una “nuova religione”, dai contorni non ben delineati. Non so se i pionieri della fisica quantistica avessero in mente ciò.
Personalmente sono il primo ad avvertire la necessità, qui in Occidente, di concezioni e prassi “olistiche” in ambiti umanistici che, appunto, non dimentichino la totalità dell’essere umano, quindi la compresenza della parte biologica con la parte spirituale. Però, di fatto, si deve anche comprendere che ridurre la parte e gli ambiti dello spirituale a nomenclature, terminologie e concetti materiali e materialistici, annulla la pretesa olistica lasciando, che lo si voglia o meno, solo un minimo comun denominatore per tutto: la dimensione materiale.

17 luglio 2018
Se assumiamo che tutto ciò che ha a che fare con lo “spirituale” e la “spiritualità“, come ad esempio un pensiero impegnato in preghiera, o in altro tipo di formulazione “causativa”, ha origine, appunto, nella nostra dimensione propria di esseri spirituali, che ha certo delle “ricadute” sulla dimensione materiale, anche clamorose, ma che non fa parte di ciò che chiamiamo “materia, energia, spazio, tempo”, rimane “solo” il problema della “nomenclatura”. Ogni “scienza” umana, in primis filosofie e religioni, hanno dato delle indicazioni, dei “disegni” con relative nomenclature al rapporto fra dimensione trascendente e dimensione materiale. Il pensiero può quindi creare la dimensione materiale, cambiarvi condizioni e molto altro. Dobbiamo però fare attenzione alle varie accezioni dei termini che usiamo. Quando ad esempio parliamo di “scienza“, dobbiamo essere consapevoli che, per quanto riguarda le “scienze umane“, intendendo con esse tutte le “scienze” che esulano dalle cosiddette “scienze esatte“, abbiamo a che fare con l’entità chiamata “essere umano”. In questo ambito abbiamo molte più variabili a complicare le cose, che hanno appunto a che fare con l’essere umano stesso, con la sua vera e intima “natura”. Non sto quindi dicendo che non sia possibile affrontare gli ambiti pertinenti all’uomo e alla società con “metodo scientifico”, sto dicendo però che quando pretendiamo di aver trovato una “verità” in questo campo, potrebbe non essere tale, potrebbe essere solo apparente, statistica, probabile, possibile, per non dire “preferita”, “suggerita”, “perorata”, “sponsorizzata”, “propagata”, una verità “mainstream”, tale da creare il cosiddetto “pensiero unico”. La relatività di ciò è determinata da quanto è onnicomprensiva, oserei dire “olistica”, la visione e la concezione dell’uomo, della vita e della realtà da cui parte la visione della “scienza” in questione. Ecco allora che capiamo che materia considerate scientifiche come psicologia, psichiatria, economia, sociologia, politica, ecc. ecc., mostrano una tremenda inadeguatezza, all’atto pratico, in ordine alla ricerca di una qualsiasi “verità”. Possono dare risposte anche “razionali”, o “funzionali a”, ma non necessariamente “vere”. Questo perché potrebbero “difettare”, essere insufficienti proprio sulla considerazione di “cosa” sia veramente e fondamentalmente l’ente che pretendono misurare e studiare, quali siano i suoi attributi, quali le sue “leggi” di comportamento: l’uomo.

21 marzo 2018
Riflessioni molto interessanti quelle di Enzo Pennetta e Gotti Tedeschi, che vanno secondo me ancora precisate e integrate. Precisate in quanto non solo il Cristianesimo, in quanto religione monoteista, è fautore di civiltà e ordine, contrariamente al relativismo, di fatto para-scientifico. L’oriente buddhista ha una grande tradizione di civiltà pur non avendo un dogma su Dio, sul principio causativo dell’universo. Integrate con un’osservazione di base: è il materialismo che giustifica e permette le derive filosofico-concettuali che hanno creato il “darwinismo” e che fanno della scienza, anzi, dello scientismo e del tecnicismo, il metodo di controllo e il fine desiderabile in ogni ambito umano. Se pensiamo che l’uomo sia un oggetto materiale per il dio-mercato, dobbiamo questo al materialismo. Qualsiasi religione appoggi, di fatto, la deriva materialista, tradisce se stessa. Qualsiasi laico non riconosca tali meccanismi e questioni diventa un “laicista”, corresponsabile e complice del declino dell’uomo e della sua cultura in un oggetto di consumo trasformabile, intercambiabile, sostituibile, non necessario e soggetto ad altri sistemi di pensiero e di potere. www.byoblu.com/post/video-dal-web/d…i-enzo-pennetta

18 marzo 2018
Le neuroscienze sono la punta di diamante della cultura materialista, e della forma di controllo sociale che da essa ne deriva: la più pericolosa perché più “scientificamente presentabile”. La maggior parte dei loro esponenti è di fatto convinta che l’uomo, la sua identità, siano fondamentalmente il cervello, non si limitano alla sola osservazione di ciò che avviene al suo interno, ammesso che tale osservazione sia corretta. La filosofia che sta alla base dei loro ragionamenti è viziata di materialismo, e la loro interpretazione dei dati è sbilanciata. Prendiamo questa frase dall’articolo: “non esiste un modello universale, incondizionatamente ottimale della struttura o della funzione del cervello. Il confine che separa la salute dalla malattia non può essere tracciato in modo netto analizzando o prendendo in considerazione soltanto il singolo comportamento o il singolo aspetto della funzione cerebrale.” L’orrore cieco di questa visione è appunto il presupposto ideologico materialista: non si limita ad affermare che i cervelli sono tutti sostanzialmente diversi, cosa che potrebbe essere comprensibile e, direi, sostanzialmente corretta. Non afferma chiaramente ciò che la semplice osservazione suggerisce, e cioè che non si dovrebbe permettere un’intrusione biochimica nel cervello, data la sua complessità, plasticità, unicità e relazione funzionale multifattoriale. Darebbe una grande scossa all’apparato psichiatrico-farmaceutico. Non pensa quindi a questo, ma continua a parlare di “malattia”, contribuendo così alla confusione distruttiva dell’uomo e della socialità che esiste nel campo: da una parte non si svincola dallo stigma psichiatrico: c’è una malattia (un malfunzionamento di un organo) da curare. Dall’altra “giustifica” l’approccio psichiatrico in campo legale, che impedisce al reo l’opportunità di rivalutare esattamente il suo operato e prendersi le sue responsabilità, cosa necessaria e basilare per ogni percorso di miglioramento consapevole: se sono malato, se il mio comportamento è stato causato da una complessità di fattori sociali e biochimici sono “meno” responsabile. La prigione perfetta per l’essere: si auto-assolve, almeno un po’, e si “cura” con psicofarmaci.
Il sottotesto di questa visione, almeno per come presentata nell’articolo, è che in sostanza potrebbe apparire discutibile ogni tentativo filosofico, morale, etico di delineare un comportamento auspicabile e sociale per gli esseri umani. Cosa che contraddice la semplice osservazione: per quanto l’uomo moderno sia in crisi la maggior parte delle persone lavora, costruisce, crea, ama: tiene in piedi una comunità ed una cultura, che però è sempre più attaccata da teorie e prassi scientiste di controllo. www.tpi.it/2018/03/16/persona-normale-studio-yale/

22 febbraio 2018
Problema gender: un tentativo culturale atto a colpire l’istituzione della famiglia introducendo nell’ambito dell’insegnamento “materie” e concetti legati all’affettività ed alla sessualità, atti a ri-definire e/o ad intervenire sul naturale processo evolutivo di questa sfera, che deve invece rimanere nell’ambito familiare, culturale ed esperienziale di ogni persona. Non si vede, o si nasconde, il rischio di influire politicamente sul naturale processo di apprendimento/scoperta della sfera emotiva/sessuale, immettendo concetti arbitrari e nuovi parametri a cui doversi uniformare. Credo che lo studio dei diritti umani sia più che sufficiente per eliminare violenze e forzature in un ambito così delicato.

26 gennaio 2018
Mi sembra chiaro che materia, energia, spazio e tempo siano praticamente coesistenti: lo spazio ed il tempo sono delle convenzioni che misurano la disposizione fisica e temporale delle particelle che formano la materia e l’energia. Prima quindi, abbiamo una dimensione di “assenza” di materia, energia, spazio e tempo. Per chi crede in una volontà creatrice della dimensione materiale potrebbe essere questa dimensione iniziale “trascendente” ed ora anche contemporanea a quella fisica, ad aver creato la dimensione materiale. Una dimensione di pensiero puro, non “quantitativa” ma “qualitativa”, in grado di creare. Molto interessante questo sul big bang: https://it.quora.com/Prima-del-Big-Bang-no…igbang_a6_05_fg

9 gennaio 2018
Religione è ambito di studio, di speculazione e di rivelazione circa la natura fondamentale dell’essere umano, del creato e delle sue origini, date come non derivanti dalla materia stessa ma da un ente o principio creatore trascendente. Tutto ciò che ha a che fare con lo spirituale e la spiritualità rientra nell’ambito religioso. Chi non vuol sentir parlare di religione ma ammette una spiritualità fa una differenziazione che non ha alcun senso per il significato della parola nel suo ambito più generale.

8 gennaio 2018
La presunzione scientista e materialista moderna di troncare “in laboratorio” la consapevolezza filosofica e personale dell’anima è una protervia che distrugge millenni di cultura per consegnarci ad un regime tecnocratico nel nome di una “scienza” che pretende di essere il nuovo Dio in cui credere. Pazzi sarebbero, secondo questa presunzione, quelli che pensano di essere anime immortali e che la realtà materiale non sia l’unica realtà ed ambito del pensiero.

15 maggio 2017
Parlando della depressione in un gruppo anti-psichiatrico. Vista velocemente la discussione… sorvolo sulle varie interpretazioni da parte delle varie scuole sulla depressione, che è certo una cosa grave. Quello che dovrebbe esser comune a chi segue questo gruppo di critica alla psichiatria è il rifiuto ad annoverare i problemi “mentali” fra le “malattie/patologie”. È questo un “gioco” subdolo e antiscientifico per mantenere il controllo sul settore da parte della psichiatria, a cui una legge compiacente delega più che volentieri il “lavoro sporco”. La depressione, come ogni altro problema mentale, non deriva da un malfunzionamento organico, ma da problemi che si possono sostanzialmente ricondurre a tre grandi cause ed a loro varie combinazioni: problemi relazionali, eventi e “stili di vita”. Malattie iatrogene o effetti collaterali di farmaci possono rientrare nel secondo o terzo gruppo. Le pretese delle neuroscienze di fotografare o misurare il problema nel cervello sono appunto delle pretese, in quanto ammesso, e non concesso, che fotografino qualcosa che abbia veramente a che fare con il problema, svelano una situazione attuale e non la causa. Oltre a ciò se usate per giustificare prescrizioni farmacologiche non tengono conto della dimostrata plasticità cerebrale, che può essere anche il frutto del lavoro e dei cambiamenti del soggetto e che i farmaci impediscono o deviano con una camicia di forza chimica.

14 aprile 2017
La diagnosi marca, è un dato di fatto. Il problema è duplice: da una parte c’è il fregiarsi come “scienza” da parte della psichiatria, dall’altra c’è il materialismo insito nella psichiatria stessa per cui se c’è qualcosa che “non va” “deve” essere nel cervello. A monte c’è un enorme problema culturale che ha a che fare con il materialismo, il tecnicismo e la separazione dei saperi. Senza di questi un mondo scientifico “razionale” avrebbe già espulso da un pezzo la psichiatria. Oltre a questo la psichiatria trova la sua forza dall’aver assunto la funzione di controllo “politico”, censoria, repressiva appartenuta storicamente ad altri soggetti.
Come il dottor Thomas Szasz dimostra il modus operandi psichiatrico è del tutto simile a quello dell’inquisizione.

25 marzo 2017
Giuste le rivendicazioni verso gli insegnanti. Triste la “consapevolezza” imposta ai ragazzi di avere qualcosa che non va nel cervello, una considerazione che può uccidere una vita, dovuta ad una cultura materialista e psichiatrica che con la scienza e l’umanità non ha niente a che fare. www.facebook.com/1139427186111303/…80/?pnref=story

26 luglio 2016
I media ed i commentatori fanno a gara per individuare chissà quali responsabilità sociologiche, declino di civiltà o significato recondito, per quegli atti di violenza che gli stessi media sembrano esser costretti a descriverci in ogni particolare più raccapricciante ed emotivamente ricattatorio. Ebbene, pur non nascondendo la complessità della questione e le mille implicazioni socio-politiche, il nocciolo della realtà è molto più “semplice” di quello che si possa credere. La cronaca che i media ci descrivono si caratterizza per due fondamentali tipologie di atti violenti: il terrorismo da una parte e le stragi più o meno grandi o gli atti violenti compiuti da uomini e donne “normali” dall’altra. Senza ora approfondire la questione su chi ci sia dietro il terrorismo, su dove trovino finanziamenti e su quali siano i suoi veri obiettivi, occorre dire chiaramente che una persona che si fa saltare un aria “allegramente” dopo aver provato ad uccidere più “infedeli” possibile, ha subito un qualche tipo di lavaggio del cervello: una tecnica psichiatria chiamata deprogrammazione. In più il terrorista usa sovente od è costretto ad usare sostanze psicoattive: droghe ma più spesso psicofarmaci. Gli stessi psicofarmaci che sono alla base degli atti efferati compiuti dai non terroristi. Fino all’avvento delle tipologie di farmaci psichiatrici delle ultime decine di anni, la casistica di persone che si uccidono durante o dopo una “cura” psichiatria, o che all’improvviso compiono atti efferati che finiscono quasi invariabilmente con il suicidio del soggetto, praticamente non esisteva. A questa affermazione si risponde normalmente e di getto che un tempo non c’era tutta questa informazione.
Niente di più errato in effetti. Il giornalismo moderno non nasce certo oggi, gli scandali sono sempre venuti fuori, la cronaca più o meno nera, di costume e il gossip sono sempre esistiti. Basta ricordare, tre su tutti, lo scandalo Watergate, la vicenda Sharon Tate/Charles Manson e le “relazioni pericolose” della splendida Marilyn. Ecco allora la “semplice” verità e responsabilità: il sempre più crescente inquadramento in categorie psichiatriche di praticamente qualsiasi problema “mentale”, comportamentale o relazionale, e la conseguente crescita esponenziale della prescrizione di psicofarmaci. Problemi che un tempo avremmo provato ad affrontare, con più o meno successo, ricorrendo alle mille opzioni di analisi, dialogo, studio, meditazione e preghiera che il variegato campo umanistico ha sempre offerto. Gli psicofarmaci sono ormai da molto il più grande business di big pharma. Stanno rovinando vite e generazioni, partendo da età sempre più precoci, per “patologie” che non hanno nessuna evidenza di laboratorio, per “curare” il presunto e indimostrato squilibrio biochimico cerebrale. Chi è perplesso è pregato di informarsi presso i comitati per i diritti umani, CCDU in particolare, che si occupano della psichiatria. Una pseudo scienza che ha una storia di orrore oggi culminata con l’asettica e più “presentabile” pratica farmacologica. Manipolare chimicamente un organo così delicato e plastico come il cervello è un’aberrazione che viola la medicina, la logica ed i diritti umani. Salviamo i nostri cari, la cultura e la civiltà, potrebbe essere più semplice di quello che si crede, basta individuare, capire e denunciare il corretto “perché”.

2 novembre 2015
Se pensiamo di essere soltanto “materia biologica” saremo per forza orientati, in larga parte, a considerare il nostro essere un qualcosa di “meccanico”, dipendente da leggi e comportamenti che hanno come paradigma il mondo materiale e la soddisfazione di impulsi e necessità biologiche. Tenderemo a spiegare l’uomo, la natura, il pensiero, persino il nostro comportamento come “necessario”, sostanzialmente indipendente da qualsiasi altra considerazione di ordine etico, morale, filosofico, intellettuale. Non sto certo affermando che i materialisti siano necessariamente senza etica, né che non esistano sistemi morali laici, dico solo che scavando a fondo nel sistema di pensiero e nelle motivazioni del materialista troveremo, coerentemente, la parola “biologia”. Se al contrario consideriamo la nostra essenza cosciente di natura altra rispetto la parte biologica, potremo sviluppare un sistema di idee e considerazioni che avranno essere e pensiero come ambiti favoriti in cui ricercare la natura della nostra identità e stabilire una condotta. Un sistema di pensiero che potrebbe essere laico o religioso ma che, pur riconoscendo un certo grado di influenza da parte del vissuto, dell’ambiente e della “necessità biologica”, avrà sempre volontà e responsabilità individuale al centro dell’essere e del vivere. Un sistema di valori che tenderà a cercare un’“armonia responsabile”, fra il microcosmo individuale e il macrocosmo degli altri e della vita.

29 marzo 2015
Tutti parlano di teorie, di dottrine, di religioni, insomma di astrazioni; nessuno di qualcosa di vivo, di vissuto di diretto. La filosofia e il resto sono attività derivate, astratte nel peggior senso della parola. Qui tutto è esangue. Il tempo si converte in temporalità, ecc. Un ammasso di sottoprodotti. D’altro canto gli uomini non cercano più il senso della vita partendo dalle loro esperienze, ma muovendo dai dati della storia o di qualche religione. Se in me non c’è niente che mi spinga a parlare del dolore o del nulla, perché perdere tempo a studiare il buddhismo? Bisogna cercare tutto in se stessi, e se non si trova ciò che si cerca, ebbene, si deve lasciar perdere. Quello che mi interessa è la mia vita. Per quanti libri sfogli, non trovo niente di diretto, di assoluto, di insostituibile. Dappertutto è il solito vaniloquio filosofico”. Emil Cioran. Che dire, il suo non è un vaniloquio filosofico? Negativo, ma lo è! La filosofia non è solo astrazione e in ogni caso astrarre è una prerogativa e peculiarità umana. Non tutte le teorie e le dottrine vengono dall’alto, ma anche dal pensiero logico, dal vissuto e dall’osservazione. Il pensiero è vita, ne è l’agente più elevato. Concordo sul fatto che si debba cercare tutto in noi stessi, ma ci sono delle trappole a ostacolarci, in primis quelle che vengono dalla mente. Ecco l’utilità della filosofia e della religione, cercano percorsi praticabili di conoscenza.

21 febbraio 2015
www.stetoscopio.net/neurologia/coscienza-innata-esiste/ Se analizziamo bene, dire che “le rappresentazioni fondamentali della conoscenza di base sono inscritte nei nostri geni“, vuol solo dire che probabilmente nei geni abbiamo dei meccanismi ricettori, deputati ad accogliere gli input che arrivano dal “livello decisionale”, quindi psichico. Del resto sappiamo che anche le teorie più avanzate e che investono anche la fisica quantistica sembrano avvalorare che il pensiero può modificare la struttura, anche a livello infinitesimale. Purtroppo il modo in cui si veicolano questi dati sembra sempre favorire l’idea materialista che il nostro essere, il pensiero e la coscienza siano fatti meramente cerebrali.

29 gennaio 2015
Allora, il problema non è il concetto di Karma ad essere pericoloso, ma eventualmente l’uso che le caste ne hanno fatto. Come l’uso del concetto di peccato originale. Il discorso è lunghissimo, ricordo che tutti i tentativi di conoscenza, quale reputo la religione, possono e sono stati usati/pervertiti per vari scopi.
La scienza ci ha dato l’arma finale, la tecnologia possibilità di controllo individuale/sociale allucinanti, la politica regimi mostruosi e la religione guerre e crimini contro la dignità umana. Ma la religione ci da anche una visione superiore in cui armonizzare tutta la conoscenza e il creato, la scienza un metodo analitico fantastico, la tecnologia enormi facilitazioni e la politica dei principi laici di convivenza eccezionali quali i diritti umani. Personalmente non sono induista o buddhista, studio una religione più recente, che crede comunque nella reincarnazione. La concezione di un Dio che crei la nostra anima non mi ha mai convinto, per me l’anima non fa parte delle cose create, è al di fuori del tempo, trascendente, fa parte della dimensione divina creatrice di quella materiale. Da quel che mi risulta anche la Bibbia conteneva la tradizione della reincarnazione poi cancellata da Giustiniano, ma questo è un altro discorso. Se ammettiamo di essere fondamentalmente esseri spirituali che stanno occupando una dimensione materiale e che abbiamo magari dimenticato di aver contribuito a creare, ecco che ammettiamo seriamente la possibilità delle vite passate e della reincarnazione. Considerato questo non è difficile postulare la possibilità di portarci dietro idee e ricordi, anche se inconsci, vita dopo vita. Con le idee e i ricordi ovviamente ci sono anche meccanismi, manierismi, paure, tensioni, passioni, destini, e chi più ne ha ne metta. Dato che la vita ha la meravigliosa prerogativa di creare immagini corredate da percetti della sua esistenza, ecco che possiamo concepire che la risultanza di ciò che abbiamo fatto/vissuto possa avere gli effetti più vari sulla nostra attuale esistenza. Proprio come quel tic, paura, idiosincrasia oppure talento che ci portiamo dietro da bambini. Io vedo la ricerca e lo scopo della religione come quello sforzo intellettuale individuale di scoprire/riscoprire/ricordare/comprendere il perché dell’esistenza e delle nostre azioni, consapevole che ogni altro uso può prestarsi ad esiti nefasti, proprio come può esserlo stato, a volte, per la concezione del Karma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *