massimo franceschini blog

Un film da non farsi sfuggire, anche per riflettere sulla musica moderna e le “armi” del cinema.

Di Massimo Franceschini

Ho visto il bellissimo Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu, con i grandi Michael Keaton, Edward Norton, Naomi Watts ed Emma Stone. Credo che la candidatura a 9 oscar e l’effettiva vittoria dei tre più importanti sia del tutto meritata.

Una delle particolarità del film, oltre ai numerosi e lunghi piani sequenza, è la colonna sonora.

Oltre ad autori di prima grandezza quali Ravel, Adams ecc., la parte da leone la fa il batterista Antonio Sanchez, in splendida solitudine, a volte con un leggerissimo sottofondo sonoro da lui programmato.

Batteria in primo piano quindi, sia come volume, sia come quantità, come troppo spesso accade nella musica moderna, anche strumentale.

La cosa funziona tantissimo al cinema, mezzo perfetto per il drumming poliedrico, sofisticato, dinamicissimo di Sanchez, una trovata geniale per commentare la schizofrenia di Broadway.

Perfetto, come del resto molta musica da cinema fatta anche da autori meno nobili, che però troppo spesso delude se ascoltata senza il supporto delle immagini.

Credo vada quindi aperta una riflessione artistica sul “mestiere” colonna sonora e sulla batteria nella musica moderna, almeno per le modalità in cui è inserita in un contesto di gruppo: oggi è spesso troppo in primo piano e costretta a degli estremi matematici che generano un’“espressività” macchinosa, proprio perché deve essere necessariamente iper-precisa, in quanto pensata anche allo scopo di stupire con l’ultima meccanica “articolativa” sviluppata a livello neuromuscolare, capace di mettere tutti i colpi nel lasso di tempo concesso.

Tanto show e poca sostanza, almeno da un punto di vista strettamente musicale?

8 febbraio 2015
fonte immagine: Flickr

Lascia un commento