LA GRANDE SCOMMESSA

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Le storture politico-finanziarie creano condizioni che il cinema ha buon gioco a rappresentare, nella speranza che un giorno si possa raccontare la liberazione dalla finanza privata.

Di Massimo Franceschini

Appena finito di vedere LA GRANDE SCOMMESSA, di Adam McKay.

Grande cast e regia, per una storia purtroppo vera sulle storture della finanza permesse da una politica ipocrita che dice di credere nei diritti umani, mentre li viola costantemente anche in economia e nel mondo del lavoro.

Occorre chiudere o riformare seriamente le borse, ripensare la finanza ed impedire che dei fondi di investimento possano condizionare il mercato e la vita di persone, aziende e Stati.

Chi ha soldi e vuole farne di più dovrebbe investirli in lavoro e produzione, chi vuole il brivido del gioco dovrebbe andare nei casinò, punto.

Uno stipendio dovrebbe bastare per una degna sopravvivenza della famiglia, ed ai componenti di questa dovrebbe rimanere del tempo per coltivare altri interessi, come da Art. 24 dei diritti dell’uomo.

Ciò sarà possibile solo abbassando nettamente le tasse su chi lavora e crea lavoro per altri, facendo in modo che lo Stato non usi la leva fiscale in maniera impropria, ma solo per limitare l’acquisizione di asset, in modo che tale attività non porti al formarsi di soggetti capaci di condizionare la politica.

Con tutta evidenza, ciò sarebbe possibile solo se la politica riuscisse a svincolarsi dalla stretta delle Banche Centrali, di fatto possedute da quelle private, permettendo così allo Stato di potersi stampare la moneta che gli serve per opere pubbliche e per lo sviluppo della sua società civile.

In effetti, tutto ciò è scritto in quei diritti umani che tanto si sbandierano per fare guerre od occuparsi di “emergenze” e “agende globali”, tutti eventi e pretesti che da sempre hanno il solo scopo di occupare territori, controllare l’uomo ed assicurarsi materie prime.

Sarebbe proprio interessante se un giorno non avessimo più la possibilità di sviluppare soggetti cinematografici da tali storture, se non per ricordare le epoche buie in cui erano possibili, ma potessimo godere del privilegio di poter raccontare come abbiamo fatto a liberarci da queste contraddizioni.

10 gennaio 2016
fonte immagine: Wikimedia Commons, MUBI, Wikipedia

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