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I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ
Articolo 9. Giustizia nella dignità

massimo franceschini blog

Questa la versione AUDIO dell’articolo: https://anchor.fm/massimo-franceschini/episodes/12–Articolo-9–Giustizia-nella-dignit-e6mvti

Questa la presentazione della serie audio: https://anchor.fm/massimo-franceschini/episodes/1–Prima-puntata–presentazione-dellautore-e-della-serie-e6mvtt

Buona lettura o buon ascolto!

di Massimo Franceschini

Siamo giunti all’articolo 9 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, di cui vediamo subito il testo.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Siamo ovviamente di fronte ad una delle maggiori conquiste del diritto: a nessun essere umano si può togliere la libertà in modi non contemplati dalla legge.

Ovviamente, dati i diritti umani e l’evoluzione complessiva del diritto, si auspicano legislazioni che tengano conto di un equilibrio ben preciso: quello fra la tutela della libertà e della dignità del singolo e la tutela delle stesse dignità e libertà di ogni altro individuo e della comunità.

L’arresto e la detenzione sono quindi possibili, a delle condizioni ben precise stabilite dalla legge.

Riguardo alla garanzia del rispetto della dignità che la persona dovrebbe avere in ogni momento, quindi anche in regime di fermo, arresto o detenzione, mi sono già espresso per quanto riguarda l’Art. 5.

Ricordo solo che il senso generale della Dichiarazione Universale dei diritti umani è quello di affermare che ad ogni persona, in qualsiasi momento e indipendentemente da altri fatti e considerazioni, debba essere garantita la tutela della sua dignità e la possibilità di far valere ogni suo diritto, anche e compatibilmente con qualsiasi eventuale misura di giustizia.

Ecco allora che dovremmo cogliere l’estrema delicatezza circa l’attuazione di questo articolo, in combinazione con i precedenti sin qui visti: possiamo dire che si può, anzi, si deve separare un individuo dai suoi simili, ove la sua condotta abbia arrecato o arrechi danni ai diritti altrui.

Questo non per uno spirito di vendetta, non più proponibile in una civiltà del diritto, quanto per determinare i “confini” di una libertà che, ove non delimitata, potrebbe diventare licenza di offesa dell’uomo sull’uomo.

Chiarito ciò, il problema non si esaurisce solo affermando che non si può arrestare arbitrariamente chicchessia.

La questione fondamentale resta, come vedremo anche negli articoli 10 e 11, quella di stabilire i modi, i tempi e la “gradazione” dell’arresto o della detenzione, e più in generale di tutto l’iter e delle vere finalità della giustizia: regole e prassi di cui il diritto si occupa per sua natura, anche se non sempre, a mio parere, in modo “umanamente” ineccepibile.

Tutto il sistema giustizia, la cultura e i media dovrebbero evitare ogni ricorso ad un facile “giustizialismo”, foriero di regime e di pesanti illiberalità; dovrebbero ricordare sempre che in assenza di prove certe è il processo a stabilire la “decadenza” della presunzione di innocenza.

L’avviso di garanzia, ad esempio, può trasformare la sua natura di tutela del diritto alla difesa e diventare facilmente una “gogna” difficile da sopportare, soprattutto ad opera del sistema mediatico e della complicità di componenti del sistema polizia-magistratura.

È del tutto evidente che in assenza di prove certe, ma anche in presenza di fatti indiscutibili, la questione relativa alla perdita di libertà è tema delicatissimo.

Oltre a questo, è del tutto evidente che un iter processuale che parta con un’accusa infamante aggravata dal circo mediatico e da una lunga carcerazione preventiva, per poi terminare con un’assoluzione, debba essere riformato, pena la delegittimazione della giustizia e dello stesso stato di diritto.

Per non parlare dei numerosi suicidi, anche in regimi detentivi imposti in condizioni degradanti.

Non dobbiamo dimenticarci, d’altro canto, del fatto che alcuni soggetti possono permettersi difese più ricche ed agguerrite ed ottenere così la prescrizione, un istituto che non è certo da cancellare, ma da rivedere nei termini, soprattutto per alcuni reati.

La Legge di un vero stato di diritto governato dai diritti dell’uomo salva il reo da se stesso, protegge la comunità dal reo e, quando può, restituisce al criminale la dignità personale ed alla comunità un nuovo cittadino.

Una scena diversa da questa porterà sempre a sistemici tradimenti dei diritti umani.   

2 gennaio 2018
Questo il bellissimo video relativo all’Art. 9 dell’associazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani
Questa la sezione sui Diritti Umani di ATTIVISMO.INFO in cui leggere tutti i miei articoli sull’argomento.
Questo il link del mio libro, che è un programma politico basato sui Diritti Umani

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