Vai al contenuto

CORONAVIRUS: FINE DELLA DEMOCRAZIA E DEL PENSIERO CRITICO

Una politica rinnovata deve prendere atto della realtà e concepire misure adeguate per riprendersi prerogative già da tempo regalate a fonti di potere e diritto “improprie”

di Massimo Franceschini

Pubblicato anche da Liberiamo l’Italia e da Attivismo.info

L’aria democratica e civile si fa sempre più pesante.

L’approccio alla “pandemia” – “casualmente” prevista da almeno 10 anni dai soliti noti “filantropi” – ha reso del tutto evidente il cosiddetto medioevo tecnologico, non quello inteso qui, ma più vicino a questo: uno scadere della “ragione”, iniziato da un pezzo, che in 2 mesi ha raggiunto velocità impensate, anche se da molti previste da tempo.

Un medioevo per certi versi assai peggiore dell’originale, del resto ormai ri-valutato su molti fronti da storici e uomini di cultura: nonostante la presunta informazione ed acculturazione delle masse, le persone riescono a farsi irretire dal confezionamento mediatico di una realtà assai distante dalla vita vera, e dalla “corretta informazione” spacciata dalle “autorità”.

Una narrazione che viaggia in un binario terrorifico/rassicurante, atto a nascondere le reali poste in gioco e la vera natura del pensiero unico by media mainstream, “soccorso” da un’OMS che parlava di “infodemia” già da febbraio: un chiaro tentativo, sulla scia dell’ormai collaudata tattica psichiatrica di medicalizzare il comportamento, per fermare la naturale e sacrosanta tensione alla ricerca di una migliore comprensione della realtà.

La necessità di capire, sentire l’insufficienza e la contraddittorietà delle “spiegazioni ufficiali” è quindi spacciato, da cotanta “scienza”, come pericoloso, ansiogeno.

Ce ne faremo una regione, anche di questo.

E già che ci siamo, stendiamo un velo pietoso anche su tutte le contraddizioni dell’OMS relative a questa “pandemia”.

Abbiamo quindi il distanziamento sociale: se si vuol far tornare il Paese alla normalità, tale misura risulta del tutto impraticabile, a meno di non investire pesantemente in un continuo flusso di mezzi pubblici o in un vero sostegno, gratuito e che non si risolva in debito, per tutte quelle attività impossibilitate ad esistere proprio da questa misura.

E siamo agli investimenti veramente necessari: irrealizzabili senza distruggere il risparmio dei cittadini, ultra tassare lavoro e proprietà del mondo produttivo, svendere o liberare asset del Paese ai “privati”, per ottenere quelle “risorse” ora apparentemente “irraggiungibili”.

Questo per un semplice motivo: finché non si esce dalla UE, o comunque non si inizi immediatamente a stampare una moneta parallela per il mercato interno, non abbiamo possibilità di gestire razionalmente emergenze, ma in effetti anche la normale quotidianità, perché sempre più costretti nella finzione di un denaro “da far comunque creare/passare dalle banche”, con la spada di Damocle chiamata debito pubblico, anch’esso illegittimo perché “non democratico” nella sua formazione.

Poi abbiamo le mascherine, assai discutibili museruole invocate ed esibite da uomini di “scienza”, politici e, di conseguenza, dall’uomo comune: tutti soggiogati alla narrazione dominante di paura indotta dall’ossessiva reiterazione mediatica di un presente completamente trasformato dal “marchio” di “sicurezza”, atto a riscrivere una vita ormai caricatura di se stessa.

Ammesso, e non concesso, che il numero abbia un senso visto che i decessi sono quasi tutti per altre patologie, la realtà dei fatti ci parla, ad oggi, di 245mila morti per coronavirus, in tutto il mondo: cifra ancora inferiore dalla forchetta annualmente rilevata per i decessi da influenza, che va dai 290mila ai 650mila, riportata qui da Federfarma su dati OMS.

La parlamentare Sara Cunial, che avevo già citato nel precedente articolo per il suo grande intervento in aula, mette a disposizione un documento statistico pieno di dati e analisi alquanto rivelatrici, scaricabile qui.

Ne riporto i seguenti passaggi relativi a vari aspetti della “crisi sanitaria”, partendo proprio dal sovradimensionamento della “pandemia” confrontata con le cifre degli anni passati.

I principali media non hanno dato la minima risonanza a questa sorprendente notizia, esattamente come negli ultimi due anni non avevano allarmato l’opinione pubblica a proposito di questi numeri. L’opinione pubblica è rimasta sconvolta per varie ragioni, a partire dall’improvvisa occupazione dell’intero spazio delle informazioni dalla “pandemia di covid-19” – la cui stessa qualificazione come “pandemia” mostra le incoerenze della OMS al loro peggio. Ma il panico non sarebbe arrivato ai livelli che, tra l’altro, hanno contribuito a sovraccaricare i Pronto Soccorso e mettere in crisi gli ospedali, se non fosse stato che nei cinque anni precedenti i principali media non avevano parlato dei circa 200 decessi quotidiani per similinfluenza in questa parte dell’anno, né tanto meno li avevano citati come indicativi di una crisi sanitaria nazionale che giustificava provvedimenti emergenziali. Dall’esame del comportamento del Ministero della salute e dei media ad esso collegati, si direbbe che perdite di vite quotidiane importanti diventino, o cessino di essere, questioni di seria preoccupazione nazionale senza una chiara ragione oggettiva. […]

Insomma, al momento attuale non si può dire che su scala nazionale ci sia stata una “crisi sanitaria”, nel senso di un eccezionale aumento di mortalità in condizioni di prestazioni ospedaliere ottimali, piuttosto che una crisi delle strutture sanitarie, accentuata dall’allarmismo creato attorno al covid19, e che ha indirizzato al ricovero ospedaliero persone che forse avrebbero potuto curarsi a casa – o che forse sarebbero morte comunque, ma senza creare ingolfamenti negli ospedali, e circondati, talvolta, dall’affetto di persone care. Queste morti non sarebbero mai stati annunciate nei telegiornali e le loro bare non sarebbero mai state trasportate da una colonna di mezzi militari, in una scena notturna degna di un film di fantascienza catastrofista.

[…] è stato anche sollevato il dubbio che chi guarisce dal covid19 (nel senso tecnico di diventare negativo al test) non sia perciò diventato immune alla malattia, e possa riprendersela se esposto. Ma se ciò fosse vero, come pensare che la stimolazione attenuata del sistema immunitario prodotta da un vaccino possa produrre ciò di cui sarebbe incapace anche la malattia vera e propria, cioè l’immunità alla malattia? Chi vuole terrorizzare la cittadinanza per prepararla alla resa incondizionata a una nuova vaccinazione di massa dovrebbe fare uno sforzo di coerenza, se non vuole abusare della pazienza della parte pensante della popolazione.

Un’altra ipotesi è che il cov-2 muti rapidamente, forse anche più dei virus influenzali che, proprio per questo, costringono a ridisegnare (con risultati variabili e generalmente non eccellenti) il vaccino antinfluenzale anno per anno. Se così fosse, l’obiettivo “vaccino” potrebbe non essere, anche se raggiunto, risolutivo.

Infine, la parola “vaccino” non basta a garantire alta efficacia e minima pericolosità, che sole giustificherebbero che lo si proponesse, cautamente, alla cittadinanza; chi già comincia a delirare su un possibile obbligo ha manifestamente una visuale turbata da interessi diversi da quello della tutela dei cittadini.

D’altra parte mi sembra ovvio che se è sembrato necessario spiegare agli italiani in queste settimane come lavarsi le mani e come starnutire, ciò è dovuto all’omissione da parte dei principali media di informazioni igieniche di base, comprese quelle sull’alimentazione e l’utilità di appropriati integratori vitaminici (come al solito anche in questa occasione denigrati acriticamente) – informazioni che avrebbero dovuto essere già patrimonio comune e adottate nella generale pratica quotidiana. In altre parole, queste misure igieniche di base erano altrettanto indispensabili durante le “normali” stagioni influenzali quanto durante quelle “anormali”: ma forse si è pensato che se si fosse messo l’accento su di esse, qualcuno avrebbe potuto maturare dubbi sulla reale efficacia della vaccinazione antinfluenzale, che è da anni oggetto di una martellante propaganda con ripercussioni anche sull’obiettività della ricerca scientifica in materia.

Dovremo contare tra le vittime delle eccessive restrizioni dei decreti e delle ordinanze “anticoronavirus” anche tutte le persone ricadute in abitudini di scarso esercizio fisico, quelle umiliate nel loro dover fare i conti con spazi abitativi angusti e insalubri, e quelle a cui il confinamento domestico e, spesso, la disoccupazione ha creato conflitti familiari e stati depressivi, e indotto comportamenti autolesionistici. Purtroppo una buona parte degli italiani hanno accettato di buon grado di uscire indossando mascherine anche in regioni senza obbligo formale, e senza tener conto non solo del fatto che nemmeno l’OMS le raccomanda universalmente, ma che alcuni dei medici più avvertiti ne hanno messo in evidenza le controindicazioni sanitarie.

Il paradosso è che una classe politica che ha contribuito al degrado del servizio sanitario nazionale e ha portato il paese davanti alla Corte di Giustizia europea per l’inquinamento atmosferico, con tagli irresponsabili alla spesa pubblica e indifferenza a decine e decine di migliaia di morti evitabili ogni anno, adesso vuole accreditarsi come padre benevolo che costringe l’intera cittadinanza a qualcosa di non molto diverso dagli arresti domiciliari a tempo indeterminato perché “altrimenti non saremmo in grado di curarvi e di salvare le vostre vite”. E tutto senza un vero dibattito pubblico, con ben fondate accuse di incostituzionalità, con una comunità scientifica e medica censurata, e su indicazione di un comitato tecnico-scientifico i cui verbali non sono pubblicati. Queste misure creano un gravissimo precedente, che inaugura un tipo di “fascismo con il volto umano” che è, per la nostra e le future generazioni, un pericolo maggiore del coronavirus, anche da un punto di vista strettamente sanitario. Mi auguro che non solo “la Storia”, ma anche i comuni cittadini giudichino con attenzione e buona memoria l’operato del governo e della classe politica in questa emergenza al momento di decidere se confermare o no la loro fiducia con il voto.

Vorrei aggiungere a questi estratti, che spero facciano un po’ di breccia nella narrazione ufficiale, questa mia recente riflessione riguardo al “fascismo dal volto umano” appena citato.

Purtroppo ci stiamo accorgendo quanto il terrore politico-mediatico superi ogni ragionamento, ogni informazione contraria: la gente impaurita, che si crede “responsabile”, non vede di meglio che mascherinarsi ed a nulla valgono le avvertenze generalmente contrarie ad un uso non appropriato di quella che, di fatto, diventa una vera e propria “museruola” per la nostra integrità personale.

Ogni ragionamento alternativo perde quota, di fronte all’applicazione di una parvenza di “scienza” che fa dimenticare ogni altra sapienza, perfino i diritti che dovremmo avere più cari.

E siamo così all’aspetto diritti: allego questa lettera aperta a Conte da parte di 34 fra avvocati e Presidenti di Tribunale.

È certo una prima risposta che mette alcuni punti fermi, anche se per me comunque insufficiente, volendo anche contraddittoria: dando per buona, ma non concessa, la gravità di questa situazione “pandemica”, come si possono invocare coperture di legge per atti della Presidenza del Consiglio che non rispetterebbero la Costituzione?

E veniamo così al recente pronunciamento della Consulta, che potete scaricare qui, attraverso l’intervista alla sua Presidentessa nel Corriere della Sera del 29 aprile da cui traggo la seguente risposta.

La nostra Costituzione, a differenza di altre, non prevede lo “stato d’eccezione”. Dunque, anche in situazioni di crisi valgono i principi di sempre, ma ciò non significa che non si debba tener conto delle circostanze e delle loro peculiarità. […] La Costituzione è piena di clausole che richiedono di modulare i principi sulla base dei dati di realtà e dei diversi contesti. Potremmo dire che i principi costituzionali sono sempre finestre aperte sulla realtà.

Bene, veniamo subito alla “realtà” ed al “contesto”: credete che il governo e gli esponenti della maggioranza si siano comportati in maniera accorta con l’iniziale minimizzare e senza informare su corrette misure per le fasce più a rischio?

Credete che il governo, in buona sostanza spalleggiato dai media, si sia mosso in maniera corretta con l’improvvisa sterzata verso un’ondata di terrore tale da intasare gli ospedali e creare un generale abbassamento delle difese immunitarie, dovuto alla tensione, sia di malati, sia di medici ed infermieri?

Per inciso, riguardo al conteggio sui decessi del personale sanitario consiglio di leggere questo: un altro documento che mostra come l’evento “pandemico” sia stato variamente amplificato.

E che dire degli interessi dell’industria privata, evidentemente “protetti” da “tecnici” che fanno ruotare le nostre libertà e la sopravvivenza economica del Paese intorno al tracciamento tecnocratico delle nostre vite, mentre alzano al “cielo” l’invocazione per il “sacro” vaccino?

Tutto questo, non è ben altra cosa da ciò che dovrebbe essere un vero servizio al Paese?

Sono proprio questi interessi a dover far parte della “finestra sulla realtà” auspicata dal Presidente della Consulta?

Più in generale sull’approccio di Conte: credete sia stato vincente il paternalismo “governista” che tratta gli italiani da bambini indisciplinati e bisognosi di direttive asfissianti, quanto ridicole e contraddittorie?

E non parliamo delle promesse non mantenute e degli “aiuti” che solo un cieco non vedrebbe come l’ennesimo favore alle banche ed alla finanza che guida l’Europa.

Sempre per rimanere sulla Costituzione, vediamone ora l’Articolo 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Subito due cose nette: intanto non credo che “tutela della salute” significhi “vietato ammalarsi”; oltre a questo, cosa dovrebbe significare che l’obbligatorietà di un trattamento non debba violare il rispetto della persona.

Ma qui dovremmo finalmente aprire un grande dibattito, anche per le misure obbligatorie/TSO: dove sarebbe il rispetto della persona in un obbligo vaccinale, o di altro tipo, di chi non volesse sottoporsi a tale pratica?

Politica, medicina e giurisprudenza proprio “non riescono” ad elaborare niente di meglio?

E veniamo all’interesse della collettività: forse i tanto lodati “tecnici” non sanno che la pretesa immunità di gregge è un concetto assai “debolino” se perseguito con vaccinazioni di massa, come spiegato qui?

Per terminare con la politica intrapresa ed accogliere l’auspicata “modulazione” dei principi di base costituzionali, come affermato dal Presidente della Consulta, lasciamo per un attimo ogni considerazione sugli errori e sulle ottiche fallaci del governo: proviamo a fare un altro tipo di considerazione assumendo l’ottica che dovrebbe avere un cittadino correttamente informato, anche in relazione ai suoi diritti civili ed alla responsabilità per l’intero Paese.

Accetterei di buon grado un’argomentata restrizione alla mia libertà, certa nella durata, sapendo come questa sia bilanciata dalla volontà e dalla capacità dello Stato e del Governo di supportarmi in maniera onesta e congrua per ogni mancato guadagno e per ogni problema, personale e lavorativo, presente e futuro, che dovesse presentarsi come conseguenza del lockdown?

Io penso di sì, soprattutto se vedessi che il mio Stato mette in atto tutti quei comportamenti e misure tali da difendere il Paese dalla speculazione e da interessi bancari, finanziari, farmaceutici e tecnologici, oggi evidentemente vincenti.

Allo stesso modo, certo non per una “pandemia” come questa che non ha i numeri per essere tale, potrei forse accettare un controllo tecnologico assolutamente anonimo e senza altri fini, se dimostrato assolutamente necessario e non lesivo della mia salute – mi riferisco al principio di precauzione che si dovrebbe assumere prima di implementare il 5G – e se fatto in maniera politicamente trasparente su piattaforme libere dello Stato.

Come possiamo ben capire, nessuna delle condizioni qui ipotizzate si avvicina alla realtà dei fatti.

Cerchiamo quindi di tirare le somme delle considerazioni sin qui espresse: cominciamo a capire cosa dovrebbe pretendere dalla politica una cittadinanza consapevole, non irretita dal pensiero unico tv-dominante?

Come possiamo accettare una presunta “sicurezza sanitaria”, oltretutto fallimentare rispetto ad altri Paesi, es. Svezia, sapendo che le misure del governo stanno distruggendo il tessuto economico in favore della finanza speculativa e delle multinazionali?

Rimanendo nella UE, senza una Banca Centrale statale e senza una nostra moneta sovrana, lo Stato non è in grado di garantire la Costituzione ed il benessere dei suoi cittadini, punto.

Ogni altra valutazione dovrebbe essere secondaria.

Purtroppo, grazie ad una scuola che ha distrutto il senso critico e ad una televisione totalmente asservita agli interessi corporativi, la cittadinanza non si pone tali problemi, se non in minima parte; finisce per sopportare di tutto e di più, pure invocandolo, accettando il falso senso di responsabilizzazione sociale propagato da spot televisivi magistralmente orchestrati.

Ciò che si mostra con chiarezza, ancora una volta, è la realtà politico-sociale odierna, nuda e cruda: il “sistema” può implementare ogni tipo di prassi, praticamente senza ostacoli di sorta, perché può contare sulla “rimozione” dei valori, delle leggi e dei principi che dovrebbero contraddistinguere una “democrazia matura” e lo stesso Stato di diritto.

Non riusciamo a vedere quanto la politica del giorno d’oggi riesca a mascherare ingiustizie e violazioni dei diritti umani, come mai riuscito ai precedenti sistemi politici autoritari.

Se la Costituzione ammette che solo lo “stato di guerra” possa prevedere misure straordinarie tali da sostituire la normale azione di governo, dobbiamo capire come poter affrontare ogni situazione che potrebbe richiedere interventi e prassi urgenti, senza creare le condizioni, come sta avvenendo ora, per cui forze ed interessi diversi da quelli del Paese possano incunearsi nelle procedure amministrative, determinando così la deriva tecnocratica ed autoritaria che stiamo oggi osservando.

Dobbiamo quindi capire in via definitiva, e se non ora quando, che le contraddizioni, le sperequazioni ed i problemi dell’era moderna, in particolar modo per quanto riguarda il nostro Paese, sono proprio dovuti a violazioni della Costituzione e dello spirito che guida i suoi articoli: basta leggerne i Principi Fondamentali e la sua Parte Prima, per accorgerci di quanto troppo spesso la realtà sociale e le prassi della politica siano lontane dal dettato costituzionale.

Evidentemente, gli italiani “ordinati” e ligi hanno altre gatte da pelare, preferiscono “non vedere” e continuare a sperare che gli sforzi comuni ci faranno, prima o poi, uscire da questo incubo.

A questo proposito, abbiamo anche un altro fattore da prendere in considerazione: sicuramente molti si stanno adagiando, e forse iniziano a considerare, sotto sotto, di far buon viso a cattivo gioco valutando il reddito di cittadinanza e l’idea del “sussidio universale” non così malvagia, al pari di una vita che pian piano si chiude inesorabilmente nel virtuale.

Siamo perciò all’inizio di un tunnel che riscriverà il mondo come lo conosciamo, una situazione che ci mette di fronte alle nostre responsabilità: solo un’azione politica forte, consapevole, unitaria, ben ragionata ed argomentata potrà avere una minima chance di porre un freno all’avanzare del controllo totale e globale, travestito da “dedizione sanitaria”.

Dobbiamo subito darci da fare per sensibilizzare, costruire e parlare con una voce unica: altrimenti le generazioni future neanche sapranno del nostro fallimento alla voce “storia del Ventunesimo secolo”, Scuola Online, Istituto Wiki&C.

3 maggio 2020

questa la sezione del mio blog con la nuova serie di articoli sulla costruzione di un partito “ideale”

questo un mio articolo con delle linee guida sui trattamenti sanitari

qui il mio libro, un programma politico ispirato ai diritti umani

fonte immagine: Global Research

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *