LA “RIVOLUZIONE” DI SCARDOVELLI NON È NELLA COSTITUZIONE

Il Paese ha bisogno di una politica sana, non di “rivoluzioni” dai risvolti inquietanti

Pubblicato anche su Attivismo.info e Sfero

 

Quando ancora conoscevo poco Mauro Scardovelli, mi sembrava dicesse cose sensate, condivisibili.

Anche se appartiene ad una categoria che non amo, le psico-“scienze”, il suo discorso su Costituzione e diritti umani mi sembrava più che doveroso.

Lo citai quindi con riguardo in questo articolo, in cui però iniziavo ad interessarmi dei problemi che impediscono la formazione di un’importante politica alternativa al “mainstream globalista”.

In questo secondo articolo prendevo di petto il fatale errore che attribuisco a Scardovelli, e in questo terzo compivo ulteriori riflessioni, tese a mostrare la pericolosità e il possibile autoritarismo insito nella pretesa politica di “trasformare l’uomo”.

Credo che l’argomento “cosa impedisce una politica alternativa” sia diventato per me un filone originale di speculazione, al quale sto dedicando molti articoli e che ha portato anche a questa omonima serie di video.

Con il presente articolo cerco di mettere ancora in guardia su quanto sin qui detto, dopo aver letto del Convegno di Sacrofano, La Rivoluzione Costituzionale, e visto il video di presentazione dello stesso Scardovelli.

Il chiaro intento del convegno si evince da questo passaggio del manifesto: “Oggi più che mai è necessario unire tutti i movimenti di resistenza presenti sul territorio italiano, attualmente ancora divisi e frammentati. Cosa manca? Manca un collante animico […].

L’idea che il “pieno sviluppo della persona umana”, attribuito come “ricetta” costituzionale dallo stesso Scardovelli, idea che come ripeto ho già criticato qui, voglia addirittura significare quel “counseling comunitario” da lui proposto, qualsiasi cosa significhi, in una normale comunità politica parrebbe così assurda e irricevibile, da non poter essere neanche presa in considerazione.

Purtroppo, proprio per il segno dei tempi, di cui parlavo qui, non mi sorprende che possa trovare “adepti” e intellettuali affini che,  evidentemente, nulla trovano da dire quando Scardovelli nel video afferma che il “counseling comunitario” sarebbe “la base della democrazia costituzionale”.

E poi abbiamo la “configurazione animica” da “attivare”, in ossequio all’Art. 2 di una Costituzione, che sembra diventare così un testo da cui estrapolare a piacimento affermazioni, anche parziali, per utilizzarle nel lavoro di copia-incolla con gli slogan scardovelliani.

Un altro grande problema, sul quale evidentemente non si riflette, causa proprio la devastazione della politica, spostata così da rapporti sociali riconoscibili e “misurabili” a nebulose “rivoluzioni coscienziali”, meri fatti privati non “quantificabili” ed impossibilitati a diventare oggetto di diritto… se non in una dittatura “del pensiero”!

Nonostante ciò, Scardovelli rivendica un lavoro “scientifico” tale da chiamare a raccolta gli intellettuali, ma senza che nessuno li abbia incaricati a questo ruolo.

Ora badate bene: sono il primo a dire, vedi il mio libro, che un comitato debba farsi promotore di un Partito Unitario di Liberazione Nazionale, che addirittura vorrei chiamare STATO DI DIRITTO.

Ciò che contesto in questo caso, oltre alle cose già dette, è la pretesa di farsi avanguardia perché “autorizzati” da una superiorità morale, “costituzionalistica”, addirittura “scientifica”, probabilmente solo perché ci si riconosce “malati di neoliberismo”, mentre non ci si esime dall’appioppare lo stesso stigma politico-psichiatrico al resto della popolazione.

Altra cosa fantastica, è che questi elettoralmente valgono zero – e come potrebbero, dato che non parlano al Paese, ma a intellettuali e militanti –, ma ciò,  evidentemente, non sfiora le menti di un “popolo” di affezionati che ha del tutto dimenticato, a quanto pare, quelli che dovrebbero essere processi politici più “sani”, opportuni al momento politico, capaci di parlare a TUTTO il Paese.

Il “potere di convinzione sul popolo” da parte di questo gruppo di intellettuali, come afferma chiaramente Scardovelli, credo sia solo nella sua testa, proprio perché il popolo “vero” non bazzica questo genere di “conventicole” e “non capirebbe” tali “alte” sfere speculative, soprattutto se lo si descrive chiaramente come “popolo infantilizzato”.

E qui abbiamo la grande questione di metodo: questi signori pretendono di organizzare un convegno elitario, avanguardista, per parlare ad un popolo che neanche li conosce, ma lo fanno con argomenti e accenti non solo discutibili, ma che a ben vedere non servirebbero a riunire il popolo già pronto!

Infatti, fra militanti, no green pass, sovranisti, indecisi e delusi 5S, Lega e FdI ce ne sarebbe su che lavorare, ma a ciò non sembra interessare Scardovelli.

E parlando di comunicazione mediatica, secondo Scardovelli non ci sarebbe bisogno di “agitazione”, e qui finalmente concordo, ma neanche di fretta!

L’ha capito che siamo in dittatura e che qualsiasi spazio va usato opportunamente per creare una forza di massa unitaria con dei veri STATISTI capaci di parlare alla società civile?

Spero solo, che la qualità comunque elevata degli invitati alzi il livello del convegno oltre queste distorte, insufficienti e pragmaticamente aberranti premesse.

Occorre tornare a far politica, altro che solleticare ennesime “rivoluzioni” che, al contrario, proprio la Costituzione non riconosce.

12 novembre 2021
Fonte immagine: Wikimedia Commons

4 pensieri riguardo “LA “RIVOLUZIONE” DI SCARDOVELLI NON È NELLA COSTITUZIONE”

  1. Penso che sia importante la crescita personale, la solidità psicologica ma questi sono processi lunghi, personali e non si può costruire uno Stato basato sul counseling. Chi oltretutto si arrogherebbe il diritto di guidarci in questo processo? Uno psicologo? Un guru? In nome di una scienza? Di una teoria psicologica?
    Abbiamo solo bisogno di statisti onesti che facciano rispettare i Diritti fondamentali dell’Uomo.

  2. Per avere statisti onesti, in grado di fare rispettare i diritti fondamentali, é indispensabile che detti statisti rappresentino paesi liberi, autonomi e che quindi non siano soggetti a compravendite e corruttele. Ciò mi sembra un controsenso in un mondo globalizzato economicamente, in special modo se riferito all’Italia che paese libero non è stato mai, se non sulla carta.

    1. Cara Gloria intanto benvenuta. Ciò che dici è vero, e indica anche la direzione politica necessaria verso la sovranità costituzionale. Il vero problema è costruire un soggetto politico che sappia ridare alla politica, allo Stato di diritto, e di riflesso al Paese, le dignità perdute. Il mio umile sforzo è orientato in tal senso.

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