QUALE LEGITTIMITÀ PER LA NUOVA COSTITUENTE?

massimo franceschini blog

Percorsi di consapevolezza per una “riabilitazione” democratica
Intervento al convegno sulla prospettiva costituente, come esponente del CLN genovese:
“UNA ROTONDA SUL FUTURO”
Marina di Massa, 2 giugno 2022

Qui il video dell’intervento

Pubblicato anche su Attivismo.info e Sfero

di Massimo Franceschini

Dopo gli ultimi due anni, i più importanti della storia recente, credo non si possa più far finta di niente: lo spettacolo allestito dal regime tecno-finanziario ci ha confermato, definitivamente, quanto la realtà abbia veramente una valenza del tutto relativa e come una percezione superficiale, direi “raffazzonata”, possa comunque soddisfare ciò che alla maggior parte di noi sembra necessario, diventando così sufficiente, in mancanza di un’adeguata presenza ed ingresso del pensiero.

Quello che potremmo chiamare “continuo solletico emotivo”, instillato dall’universo dei media, arriva a farla da padrone trovando enormi falle di conoscenza, dignità e memoria, sostituendo così la nostra capacità di raziocinio.

Vediamo alcune risultanze e corrispondenze di questa situazione:
mamme che non difendono i figli, medici che non curano, farmaci che avvelenano, docenti che ammaestrano, giornalisti che disinformano, dipendenti che accettano paghe da fame e regole demenziali, sindacati e imprenditori che si vendono alla finanza, intellettuali che mistificano, artisti che si limitano a decorare lo status quo cercando di renderlo normale, scienziati che smettono di guardare, spiritualisti che non trascendono, sacerdoti che amministrano il profano, giuristi che perdono la ragione, partiti che recitano una parte, legislatori che regalano il potere, istituzioni di garanzia che demoliscono la Repubblica e infine, governi che fanno finta di governare, mentre si limitano ad eseguire disposizioni provenienti da cerchie di interesse esterne alla Repubblica, attraverso disposizioni giuridicamente poco eleganti da leggere in filigrana per scoprirne la trama e l’ordito delle corporazioni.

La gente anestetizzata, guarda quelle che per noi sono ferite democratiche, etiche e civili, come fossero accidentali, senza vederne la profondità.

E siamo già pronti a nuove emergenze, privazioni, rigidità fisiche e giuridiche, ma consolati e distratti dal miraggio di spazi infiniti di “libertà” e “avventura” nel metaverso.

Dall’ignoranza alla vita virtuale, dalla padella alla brace.

Giunti a questo punto, una riscossa politica degna di questo nome credo debba imporsi di capire il quadro e la realtà che si consolida sulla faccia e le parole della gente; dobbiamo veramente prendere atto del materiale umano devastato, della realtà mentale delle persone così permeata da apparenti sicurezze, a volte espresse con un convincimento tale da farti dubitare del tuo stesso senso, una realtà mentale mai così deviata da quella che, più o meno, potremmo chiamare oggettiva.

Percezione quindi, fattore primario di ogni conoscenza, che per i nostri scopi diventa essenziale nella valutazione della percezione altrui, da cui risaliamo all’intuizione, se non alla conoscenza diretta, di quale può essere la “forma” della realtà che si compone nella mente della gente, in altre parole, ciò che questa crede sia vero.

Abbiamo una percezione abbastanza corretta della composizione fatta di percetti ed emozioni riguardo al presente, sia reale sia mediatico, dalla quale la cosiddetta “gente comune” ragiona?

Pensiamo di conoscere veramente quel popolo che pretendiamo di difendere e rappresentare, o ci limitiamo ad applicare formule politiche, giuridiche e sociali, addirittura geopolitiche?

Cosa ancor più basilare, per i nostri scopi, siamo avvezzi a tale principio di realtà anche per quanto riguarda il nostro stesso movimento?

Quanto pensiamo sia corretta la percezione che abbiamo, e la conseguente valutazione della reale possibilità di unire il popolo in qualche modo dissenziente, sicuramente più grande di quanto pensiamo, a patto che si sia capaci di intercettarlo adeguatamente?

Per iniziare a districare la matassa di questioni, al fine di trovare un minimo comun denominatore operativo per un esercizio proficuo del dissenso, credo sia utile porre la questione dell’azione politica come in sostanza fa Mattei nel suo ultimo libro, “Il Diritto di Essere Contro”, per insegnare di nuovo ai cittadini, ma in primis a noi stessi, che “L’attitudine maggioritaria, amplificata a dismisura dalla cultura social, fa dimenticare le minoranze e soprattutto nasconde il fatto che la democrazia costituzionale, nella tradizione liberale, non è mai stata decisione della maggioranza, ma al contrario è preoccupazione strutturale per le minoranze governata dalla legge”.

Solo questo passaggio racchiude in sé questioni che saremmo stolti a non comprendere.

Innanzitutto c’è la questione “democrazia costituzionale – tradizione liberale”, a ben vedere i principi cardini da mantenere, oserei dire restaurare, con buona pace di quegli amici e compagni possibilmente e ancora allettati da altri miraggi ideologici e di sistema, magari giustificati dal “nuovo mondo multipolare” che a me, al contrario, pare una riedizione “politicamente corretta” della tanto criticata spartizione del mondo in zone di influenza post Seconda Guerra Mondiale.

Non sto certo difendendo l’attuale “ordine” mondiale, ma dobbiamo capire che o ricominceremo a dialogare fra stati sovrani, o continueremo il ciclo di accorpamento-tensione-guerra-nuovo accorpamento, all’infinito.

Tornando a noi, è sui principi costituzionali della tradizione liberale che, in sostanza, Mattei ci chiama a raccogliere un dissenso consapevole più vasto e possibile, anche per una disobbedienza civile che deve essere ammessa, addirittura protetta dalle istituzioni repubblicane.

Poi, a ben vedere, nella frase di Mattei c’è un’altra questione, che magicamente riporta al dato relativo alla percezione, proprio in relazione alla “cultura social” che amplificherebbe a dismisura l’attitudine maggioritaria e che, evidentemente, permette a gran parte della gente di dimenticare le minoranze, quando non ostracizzarle sbrigativamente.

La pesante delegittimazione del dissenso, persino psichiatrizzante, fa parte del meccanismo discriminatorio e ci impone di considerare, veramente ed una volta per tutte, che non basta “aver ragione” quando la percezione è “educata” in siffatta maniera dal mainstream.

Da questi punti di consapevolezza, per me necessari e ineludibili per chi pretenda a buon diritto di costituire una nuova stagione democratica, potremmo e dovremmo trarne una disciplina insieme intellettuale e pragmatica tale da permetterci di individuare, prima in linea generale, poi da applicare nei vari settori, il nostro tipo di approccio con la cosiddetta maggioranza silenziosa.

Tale approccio, se individuato e indovinato, ci permetterebbe di legittimarci come “vedette”, che avvisano la società civile della necessità di una nuova Costituente.

Al di là di tutto, purtroppo o per fortuna, tale legittimità sarà data dalla capacità che queste premesse potranno darci di comunicare realmente, squarciando il velo del conformismo e della delega di pensiero al mainstream, reale e virtuale, che la gente presume basti a soddisfare quel minimo necessario di percezione della realtà.

Ebbene, il dato da scagliare con tutta la forza, l’intelligenza e la capacità dialogante necessaria, potrebbe essere sostanzialmente questo:
La realtà data dai governi degli ultimi 30 anni e dai media è un insieme di menzogne, dati scorretti, teorie inesatte e false percezioni, tale da necessitare una grossa revisione delle nostre “credenze”.
Non sostituire questi dati con una visione più corretta equivarrebbe a farci trovare impreparati a tutto ciò che la finanza e la politica sono sul punto di consegnarci, apparentemente “per il nostro bene”, con la scusa che non ci sarebbero alternative
.

Il fatto che non si stia parlando di scegliere fra un partito o un altro, fra una visione di destra o di sinistra, ma di rivedere tutti i parametri di giudizio su una serie di questioni di importanza capitale per le nostre vite e per il paese, da una parte ci facilita il compito dandoci, se siamo veramente bravi, la dovuta attenzione, che all’inizio potrebbe anche essere antagonistica e delegittimante.

Bene dico io! Purché se ne parli!

Dall’altra parte, direi fortunatamente, questo procedere ci obbligherebbe a fare un salto di qualità passando dalla protesta alla proposta, questione che è da sempre il punto debole di opposizioni velleitarie, senza programmi attuativi e senza statisti.

Se crediamo di poter affrontare il sistema solo con le “stelle” del web, non credo faremo tanta strada.

Certamente quindi, applicando questo messaggio di avvertimento e risveglio nei mille casi e nei vari ambiti, la sua formulazione dovrebbe essere immediatamente seguita da una sostituzione dei dati scossi, con altrettanti dati corretti e comprensibili.

L’intelligenza nell’attuazione di questa apparentemente semplice e banale operazione, unita ad una sapiente opera di infiltrazione nei media e di “contagio sociale”, potrebbe essere determinante per creare le basi del cambiamento costituzionale della realtà politica che tutti dovremmo auspicare.

Il tutto, con un collegamento diretto con la base civile, e qui il CLN propone i caucus come piccole – grandi agorà di ginnastica democratica, che si potrebbero così aprire a quella che Mattei stesso chiama “parte di popolo che chiede tempo per svegliarsi”.

Tutto ciò ci darà la necessaria legittimità per invocare una nuova fase costituente?

Sarà certamente una base sostanziosa, che potrebbe permetterci di iniziare a creare una realtà che sarebbe assai interessante percepire, quella di un popolo che, parafrasando il Bogart de “L’Ultima Minaccia”, urli a tutti i collaborazionisti: “È la democrazia bellezze! E voi non potete farci niente!”.

27 maggio 2022

2 pensieri riguardo “QUALE LEGITTIMITÀ PER LA NUOVA COSTITUENTE?”

  1. Caro Massimo, perfetto preambolo, la parte mancante sta ben scritta, penso nel nuovo ” metodo” ed in una sintesi conclusiva in via di redazione.
    Le conosci , in parte , le avrai tutte presto , grazie, ti abbraccio.

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