IL CLN RISCHIA DI NON INTERCETTARE LA SOCIETÀ CIVILE

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Se il CLN si consegna al movimentismo non riuscirà ad entrare in comunicazione con un popolo stanco, deviato e disinformato, che nonostante tutto potrebbe ancora prestare attenzione ad una novità politica autorevole e realmente diversa.

Qui il video dell’articolo

Di Massimo Franceschini

 

Pubblicato anche su Attivismo.info e Sfero

La strategia “movimentista” intrapresa dal CLN di Ugo Mattei e l’ultimo suo intervento, svolto in occasione di una recente manifestazione che possiamo vedere in questo video, sembrano mostrare una scelta di fondo tesa a prediligere un attivismo sostanzialmente virato alla “mobilitazione popolare”, partendo da una minoranza iniziale necessariamente ristretta.

Questa strategia è abbinata ad una forte drammatizzazione della fase attuale, che certo può portare a situazioni sociali e scelte da parte del governo assai critiche da un punto di vista civile e democratico.

Anche se non credo si possa parlare di un cambio sostanziale di paradigma rispetto al lancio del progetto politico, documentato da Byoblu in questo video e da me nel secondo intervento di Genova qui, non vorrei che alcune questioni ben evocate all’inizio da Mattei possano ridursi ad un qualcosa di inefficace, non sufficiente e non adatto alla situazione culturale, sociale, politica, istituzionale e sistemica dei giorni nostri.

Nel primo intervento, rivendicando un’analisi in cui sottolineava molte similitudini della situazione attuale con in primi anni ’20 del secolo scorso, Mattei diceva chiaramente che nel 1924 sarebbe stato meglio fosse nato il CLN, invece della scelta “Aventino”, affermando: «se non si fosse rinunciato subito ad utilizzare tutti gli strumenti parlamentari che ancora potevano essere a disposizione per resistere al degrado autoritario dei governi, magari le cose sarebbero state meno cruente».

Riguardo al nuovo CLN, Mattei ne delineava lo scopo affermando che il suo scopo sarebbe quello di dare «un cervello politico alla costruzione di una base sociale costituente che sia capace di proporsi come governo di liberazione nazionale di fronte al neoliberismo, un governo che è dovuto da molti anni».

Mattei diceva di essere convinto che l’Italia delle persone competenti e con la “schiena dritta” avrebbe potuto «recuperare le risorse intellettuali, culturali e di coraggio sufficienti per tracciare questa nuova strada».

Una settimana dopo, nel secondo intervento genovese, illustrando le linee guida del lavoro del CLN, Mattei parlava di “cervello politico”, di “persone competenti”, di «apertura di un dialogo politico alto, fra quelle che sono le persone, quelle che sono le piazze, quelli che si sono accorti di tutto ciò e chi è in grado di dare una direzione di lungo periodo per costruire un’alternativa seria […] dobbiamo decidere cosa vogliamo fare da grandi».

Riguardo alle piazze Mattei poneva un interrogativo, rispondendosi, su cosa fare: «generare dei pulviscoli di partitini che competendo fra loro sperano di recuperare uno o due seggi in Parlamento, o […] costruire una grande alternativa, che sia un’alternativa sociale, un’alternativa con delle basi nel mondo del lavoro, nel mondo dell’intellettualità, nel mondo degli studenti, nel mondo della scuola? Questo dobbiamo fare perché in Italia non esiste da 25 anni un’opposizione sociale, non esiste più e va ricostruita, e il CLN serve a quello».

Oltre a questo, Mattei parlava del fatto che la maggioranza del paese è in sostanza per la libertà vaccinale e contro il green pass, affermando chiaramente che «questa maggioranza deve stare con noi, non dobbiamo alienarcela con prese di posizioni esasperate, non dobbiamo cadere negli estremismi».

Riguardo al CLN, affermando come fosse un’organizzazione “riservata”, certo non segreta, che sarebbe anticostituzionale, Mattei affermava che il CLN sarebbe diventato «prima un governo ombra, poi forse un governo in esilio, poi forse anche un’intera organizzazione politica nazionale, basata sui territori […] includendo tutte quelle che sono le forze vive del paese che si mettono a disposizione per cercare di trattare e di tracciare un programma alternativo per portare l’Italia fuori dal ricatto neoliberale e per far riprendere al proprio popolo, al nostro popolo, la dignità e la sovranità».

Venendo all’ultimo intervento cui accennavo all’inizio, parlando di un «sistema costituito come quello globale dello spettacolo che ci governa», Mattei parla così dei partiti politici: «Sono delle macchine che hanno come scopo sostanziale quello di escludere il più possibile, di “killerare” qualunque tipo di persona che abbia una capacità e una volontà di mettersi a disposizione, a favore di pochi altri che con un ego smisurato cercano di emergere per conquistare spazi di potere. Quindi la struttura di partito, la forma di partito purtroppo è diventata questo a tutti i livelli, indipendentemente dall’ideologia; il declino dei partiti nella società dello spettacolo […] è evidente, sotto gli occhi di tutti».

Più in generale, Mattei afferma che il CLN non riconosce la legittimità del potere costituito: «Pensiamo che le strutture istituzionali del nostro paese e in generale le strutture istituzionali che governano lo spettacolo occidentale abbiano superato e travalicato i livelli della democrazia accettabile, della decenza democratica, al punto di dover essere semplicemente ripudiati».

Ancora: «Le cose, quando si arriva ad un certo livello di putrescenza si cambiano, costruendo qualcosa di nuovo».

Mattei poi affronta anche il tema relativo alla politica tout court, affermando che la necessità e il dovere di ciascuno di noi è quello di porsi in una “condizione politica” rispetto all’esistenza.

Al contrario, Mattei osserva disilluso la situazione attuale del movimento, usando anche una diagnosi che può risultare antipatica, perché le piazze di questi ultimi due anni avrebbero «fatto sperare che ci fosse una parvenza di neuroni funzionanti in una parte della popolazione italiana che ha resistito all’ipnosi di massa, che ha cercato in qualche modo di opporre ragionamenti e ragionevolezza alle imposizioni del potere sempre più folli; ecco, quei movimenti purtroppo avevano una natura molto prepolitica».

Questo problema si è evidenziato con la successiva scomparsa delle persone una volta che l’oggetto della protesta, ad esempio lockdown e green pass, sembrava essere passato. Mattei rileva come questo sia il problema relativo all’inesistenza di una consapevolezza politica, che comporterebbe di dover pensare non solo a se stessi, ma anche agli altri e alla cosa pubblica.

Perorando la causa e la prassi di potere istituita da Generazioni Future, Mattei ci spiega come non ci siano più le condizioni tecnologiche e politiche per dare spallate al potere attraverso grandi masse concentrate in un solo luogo come nelle rivoluzioni passate (assalto al Palazzo d’Inverno), anche se in altre sedi prevedeva una sorta di “Rivoluzione dei Garofani” portoghese, invocando un moto di consapevolezza in favore del popolo resistente da parte dei Corpi dello Stato, delle magistrature superiori e inferiori, tutti esortati al rispetto del giuramento costituzionale.

Chi mi segue sa che sono uno dei pochissimi che da anni invoca la costruzione di un Partito Unitario di Liberazione Nazionale, come da ultimo libro e da seguente proposta operativa.

Nonostante questo, ho salutato subito gli interventi di Mattei sul CLN e il suo bellissimo libro, come una boccata di ossigeno in un ambito del dissenso politicamente non all’altezza, divisivo, personalistico e velleitario.

Se non abbiamo la volontà per fare un partito, certamente diverso e innovativo come cerco di delineare in questa serie di articoli, ben venga un’azione politica tesa ad una nuova fase costituente: in questa serie di articoli ho cercato di dare il mio contributo allo scopo.

A questo punto però, credo si debbano fare dei forti distinguo fra la situazione socio-politica di cent’anni fa e l’attuale, a partire dal fatto che nella testa della gente, grazie alla potenza tecno-mediatica, è stata “impiantata” tutta una serie di idee e narrazioni che la rendono assai differente da quella di un mondo ancora “normale” in quanto a disponibilità di contemplare una vita civile istituzionalmente orientata, pur nelle rispettive diversità.

Oggi, nel loro complesso, le persone non sono solo assai ostili alla politica, pervase dall’onda lunga dell’antipolitica generata da “mani pulite” e completata dal fallimento pilotato dei 5 Stelle, ma del tutto incapaci di ragionare politicamente, e qui Mattei c’è senz’altro.

Purtroppo, le enormi finzioni e falsità del pensiero unico dominante, in ogni campo, contribuiscono spesso a deviare anche la razionalità necessaria ad imbastire un discorso politico istituzionalmente “ecumenico”, capace di rivendicare le conquiste dello stato di diritto, delle istituzioni liberali e dei diritti umani, in modo tale da spezzare da un punto di vista progettuale i molti “divide et impera” propagandistici di vario segno.

Proprio la consapevolezza di tale devastante situazione, a mio parere, dovrebbe quindi generare un “attivismo” realmente teso ad aggregare le persone e le forze migliori del paese, non solo una tensione a comunicare con quello che di fatto è solo con un certo tipo di pubblico, “di parte” o già sensibilizzato e inevitabilmente minoritario.

Per fare questo, credo sia necessario uno sforzo autorevole a dei livelli di dialogo che solo persone autorevoli, preparate e conosciute almeno in qualche ambito politico, giuridico, istituzionale e professionale possono obiettivamente compiere.

Sta ai militanti costituire e mantenere un humus culturale capace di riunire e organizzare una società civile pronta al dialogo sociale aperto, trasparente, proficuo e creativo, ma spetta alle migliori competenze intellettuali, politiche e giuridiche tessere le fila di un costrutto progettuale che possa determinare un’attenzione tale da tentare di cambiare l’agenda politica del paese.

Date le divisioni e i problemi qui evocati; dato il fatto che un’azione politica unitaria responsabile e “alta” era necessaria almeno 30 anni fa; dato il conseguente, profondo deterioramento del tessuto democratico dei nostri giorni, tali compiti sono assai ardui da pensare e progettare ora, sia “dal basso”, sia “dall’alto”.

Un ostacolo in più alle già residue speranze che la politica possa opporsi alla distopia tecnocratica in veloce formazione, che si sta ancora nascondendo dietro le emergenze vere o presunte, ma che non tarderà a rivelarsi in tutto il suo “splendore” quando le oligarchie avranno trovato un nuovo punto di equilibrio.

Tanti auguri a tutti.

25 ottobre 2022
in questa categoria del mio blog tutte le proposte che ho elaborato in questi anni
in questa categoria gli articoli che attraversano anche l’argomento “cosa impedisce una politica alternativa”
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