MANIFESTO DI RESISTENZA AL TRANSUMANESIMO, RECUPERO DEL LIBERO PENSIERO E RISCATTO DALLA TECNOCRAZIA

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La ri-umanizzazione dell’uomo passa dalla comprensione della situazione attuale e dal ripristino della sua responsabilità etica e civile.

Qui il video del manifesto

Di Massimo Franceschini

Pubblicato anche su Attivismo.info, Sfero e Ovidio Network

Ennesima proposta di discussione per una fase di consapevolezza creativa.

Fattore di realtà.

L’attuale situazione culturale, sociale e politica è quanto mai magmatica e confusa, ancor più oggi in cui stiamo assistendo al riassetto del potere globale e delle sfere di influenza planetarie.

La vita civile e il racconto della realtà sono ambiti ormai completamente soggiogati a necessità di controllo insinuate nelle arbitrarie agende elitarie, quindi non democratiche, formulate in ambiti privati e sovranazionali capaci di condizionare le istituzioni della politica, rendendo per questo la “democrazia” un orpello in disuso e lo stato di diritto solo una maschera per lo stato profondo.

La visione materialista e progressista che nella modernità pretendeva eleggere la “scienza” a “piattaforma” capace di affrancare l’umanità dall’ignoranza, per emendarsi dai suoi errori, rivela oggi tutta la sua protervia: la parola scienza risputata dal pensiero unico dominante fa sempre più rima con oscuri interessi privati e militari di dominio, sempre meno con la libera ricerca al servizio dell’uomo, che ne dovrebbe essere unico giudice e padrone.

Le stesse matrici ideologiche hanno di fatto provocato il profondo instaurarsi di una concezione “popolare” di positivo e inevitabile “evoluzionismo” in ogni ambito, contaminando anche l’arte, una fondamentale opinione inattaccabile perché automatica e apparentemente coerente con la realtà visibile di una tecnica eletta a misura di tutto.

Ed ecco “IA”, pronta a farsi carico di accompagnare la sostituzione dell’inaffidabile ed emotivo pensiero con l’indiscutibile e “razionale” calcolo: l’ultima evoluzione antiumana verso la “perfezione” della morte.

Pragmaticamente: la più che probabile e definitiva vittoria dell’antipolitica non ci esime dalla responsabilità di utilizzare, finché ne avremo l’opportunità, la nostra capacità di uomini ancora anelanti di raziocinio, giustizia e libertà, la nostra capacità di costruzione individuale e reciproca, nella speranza che possa diventare collettiva, per una “politica” spirituale e comportamentale tesa in ogni ambito e in ogni momento alla:

RI-UMANIZZAZIONE

Manifesto di resistenza al transumanesimo, recupero del libero pensiero e riscatto dalla tecnocrazia.

Lo spirito di questo documento nasce dalla consapevolezza dell’estremo pericolo di questo momento storico, in cui l’uomo sembra sul punto di sovvertire definitivamente la sua stessa concezione e quanto sin qui costruito di vitale, creativo e positivo a livello culturale, di civiltà politica e nel diritto.

Nel tentativo di superare dogmi e contraddizioni del passato, lo slancio della modernità ha favorito altre e più impegnative contraddizioni, accentuando la separazione dei saperi e delegando lo studio, la definizione, la “cura” dell’uomo stesso e la valutazione dell’operato del singolo al mondo della “scienza”, in effetti ridotta ad un indiscutibile tecnicismo controllato da corporazioni e stati profondi, come avamposto di una “filo-tecnocrazia” che sta “giustificando” la distopia incombente.

La separazione dei saperi ha quindi permesso il fiorire di discipline che per accreditarsi “scientificamente” dovettero scartare il significato profondo del prefisso “psico”, delegittimando in tal modo ogni altro logos e concezione del sapere che non rientrasse nel mondo della presunta “scienza”.

Da tale operazione di separazione dall’anima è nato il profondo scientismo, che ha decretato la diagnosi fondamentale, il marchio d’infamia medicalizzante per il pensiero stesso considerato sostanzialmente incapace di autoanalisi, miglioramento e correzione in mancanza dell’autorità e dell’intervento della pretesa “scienza” che, date le premesse, non poteva non cedere sempre più alle lusinghe del potere per farsi anima della tecnocrazia.

Il percorso totalitario di siffatto “autoritarismo culturale” è divenuto da subito necessariamente politico, spacciato come progresso, per arrivare oggi, impunemente, a permettere che la storia e la cultura possano essere dimenticate o riscritte perché sottoposte a valutazioni al di fuori della stessa storia, con conseguente “cancellazione” culturale, politica e civile.

Persino la vita, in ogni sua area e momento, è soggetta a valutazioni di presunta “sostenibilità” e “miglioramento”, tese a giustificarne la profonda manipolazione.

Anche le arti non hanno resistito all’assalto del miraggio “modernista”, riducendosi ad essere “assistite” da protocolli standardizzati e da “macchine” che si vogliono considerare “pensanti”, mentre in effetti non potranno mai essere altro che “calcolanti”.

In tale ambiente culturale non poteva salvarsi la famiglia, oggi sottoposta ad un attacco incrociato da parte di una finanza falsata dagli interessi corporativi sulla moneta che le impediscono di sopravvivere, soprattutto se feconda, e di un’ideologia fatta da miraggi edonisti, materialisti e transumani che hanno come primo effetto quello di derubricare la prosecuzione della specie ad una “scelta” da sottoporre al vaglio della “convenienza”, in visione della completa devoluzione tecnocratica di tale ambito alle macchine.

La palma storica delle finzioni spetta quindi all’emissione privata della moneta, complicata e trattata come una “materia prima” di difficile reperibilità, in realtà potenzialmente illimitata e virtualmente al servizio delle comunità che, al contrario, ne sono diventate schiave senza capire.

L’attacco alla famiglia fa sì che le nuove generazioni siano di fatto “cresciute” da istituzioni ormai del tutto “scientiste”, con una scuola che alla modernità tecnicista sacrifica le basi linguistiche e cognitive per specializzarsi in una vuota diagnostica psichiatrizzante.

Alla scuola “modernizzata”, ma in realtà arretrata, si affiancano applicazioni mediatiche incontrollate in mano a privati conniventi con gli stati profondi, attraverso le quali sono instillate nuove ideologie e un intero mondo fittizio e straniante di bisogni, ansie e miraggi.

Come fulgido esempio della “nuova scuola” ecco le nuove generazioni, incapaci di pensiero critico nei confronti del sistema tecnocratico e della nuova ideologia antiumana di “nuovi diritti” inventati, basati su falsi presupposti eticamente aberranti e assai lontani anche dalla vera scienza, ma fatti passare per “necessari” con l’immancabile aiuto e supervisione delle psico-“scienze”.

Persino al lavoro dell’uomo, ormai da troppo tempo, è stata tolta la sua dignità e la possibilità di costruire su questo la sacra dignità di una famiglia e dei suoi figli, nonostante la modernità sembrava avesse insegnato allo Stato l’obbligo di prendersi cura del popolo al quale appartiene e del territorio che amministra, ma la combinazione di corruzione politica e critica “antisistema” ha fatto sì che si perdessero le istruzioni delle istituzioni liberali, lasciandole così ai poteri forti che ne hanno fatto il proprio “stato profondo”.

In ordine alla cultura non poteva mancare l’esplosione dei nuovi “hub” della cosiddetta “intelligenza” artificiale a portata di clic, giusto per chiudere ancora il pensiero nell’alveo di quanto ammesso dalla programmazione privata.

Proprio dalla costruzione del “sapere artificiale”, strettamente interfacciato con il potere e l’ambito militare, giungono i nuovi miraggi tesi a ridimensionare il pensiero dell’uomo con il dogma che la programmazione possa “evolvere” a coscienza, la cosiddetta “singolarità”, un avvento che appare “indiscutibile”, inevitabile, ineluttabile, quasi “programmato”…

E siamo ai Diritti dell’Uomo, punto di arrivo più alto della filosofia politica, prima sostanzialmente rifiutati dalle ideologie che si vedevano così “scavalcate”, poi disgraziatamente rivendicati per guerre, conquiste e immigrazioni di massa o per farne improprio scudo dietro il quale celare la manipolazione profonda dell’identità personale, come ultima frontiera per la distopia.

Proprio sull’identità le psico-“scienze” e gli estremismi ideologici si sono avventati costruendo l’ipocrita pretesa di riscrivere l’uomo da come è in un “essere soggettivo”, apparentemente libero, ma in realtà ideologicamente schiavo di una finzione di libertà, anche tecnicista, che cela il volto dispotico e totalitario dell’ultima distopia in cui il rantolo senza eco dell’umanità sarà inghiottito dalle macchine.

La squallida cornice di questo panorama globale è la comunicazione, il vero campo di battaglia dove menzogne, parzialità e “confezioni emozionali”  manipolative della realtà e della storia sono ormai una regola, cui spesso si abbandona anche il cosiddetto “antisistema”.

Propaganda è quindi l’unico protocollo, in cui le regole della comunicazione sono integralmente violate, dove visibilità e libertà di espressione sono appannaggio di chi “stupisce”, ma se inginocchiato alla indiscutibile “verità” collettiva.

A causa di ciò, quanti osano ergersi in difesa di altre verità o tentano di proporre altre visioni da quelle “politicamente corrette” in ogni ambito, non riescono ad essere visibili e credibili.

Giunti a questo punto, con un territorio socio-culturale ed espressivo non più libero perché infestato da finzioni lontane dalla ragione e dall’uomo stesso

NOI RI-UMANIZZATI

i n t e n d i a m o

Riportare ordine nel caos generato dalle imposture e dai poteri che sono al di fuori del controllo civile.

Interrompere qualsiasi compromesso personale con tali falsità.

Riprendere in mano la nostra vita, recuperare la nostra integrità e dignità affrontando la realtà per ciò che realmente è.

Favorire in ogni modo e in ogni luogo, fisico e virtuale, una presa di coscienza individuale e collettiva sulle oscure sorti cui le nostre vite sembrano destinate.

Rifiutare visioni consolatorie  o narrazioni di riscatto irrealistiche, non basate su fatti concreti e azioni creative.

Impegnarci nel promuovere comunità di intenti per ogni settore della cultura e del vivere, ad ogni livello possibile, anche entrando a far parte o collaborando con comunità già in essere, di qualsiasi tipo, che siano ispirate ed operino realmente secondo i 30 diritti dell’uomo definiti sin dal 1948.

Impegnarci nel far sì che tali comunità operino come un ideale stato di diritto basato sull’uguaglianza sostanziale dei suoi membri e sul rifiuto della falsa contrapposizione “individuo/collettività”, in realtà due “anime” che possono trovare una coesistenza creativa solo nella responsabilità di ognuno nel non spingere la sua libertà fino a limitare quella dell’altro e dell’intera comunità, nella comprensione che la sua libertà si accresce e matura “nella” libertà altrui. 

Impegnarci affinché le comunità si amministrino sulla base di accordi e regole democratiche comprensibili e trasparenti, alle quali tutti devono attenersi e contribuire ad una loro evoluzione migliorativa sulla base dell’esperienza.

Impegnarci per rendere tali comunità delle realtà funzionanti, organizzate in modo chiaro e trasparente, in cui ogni persona abbia un ruolo e una reale possibilità di crescita, sia a livello di maggiori conoscenze, sia di responsabilità.

Impegnarci nel far sì che qualsiasi tecnica ed apparato tecnologico sia di reale aiuto alla persona e alla comunità, anche di supporto burocratico, se trasparente, però mai lesivo di qualsiasi diritto o sostituente i naturali ambiti e processi di vita e cognitivi, se non in aiuto a questi o per sostegno a reali menomazioni.

Impegnarci nel far sì che qualsiasi apparato tecnologico non sia utilizzato come penetrazione da parte di pochi nella realtà privata della persona e della comunità.

Impegnarci nel far sì che qualsiasi apparato tecnologico non sia utilizzato come sostitutivo della realtà percettiva e relazionale, se non per scopi di apprendimento per realtà mancanti e non facilmente riproducibili.

Considerare imprescindibile che l’uomo mantenga e sviluppi ogni possibile abilità manuale ed intellettuale, devolvendo alle macchine il minimo indispensabile per essere realmente aiutato, non automaticamente sostituito.

Impegnarci nel far sì che tali comunità possano continuamente dialogare con la realtà “esterna”, individuale e collettiva, a qualsiasi livello, per un possibile vero scambio di cultura, visioni, beni e servizi in modo da “contagiare” liberamente e positivamente il tessuto sociale affinché sia possibile un comune “risveglio” di consapevolezza, scambio, comunicazione, civiltà.

Impegnarci in una continua tensione, insieme creativa e vigilante, nella consapevolezza che qualsiasi costruzione dell’uomo, anche sociale ed “istituzionale”, se lasciata senza cura e rinnovamento tende a degradarsi con varie modalità e per vari fattori, endogeni ed esogeni.

Impegnarci affinché tale tensione sia capace di farsi difesa della comunità per gli attacchi di un sistema che prevedibilmente, data la sua natura totalitaria, non potrà far altro che pretendere di fermare, trasformare o inglobare quanto riterrà inammissibile e pericoloso.

Visto il grave momento descritto e le responsabilità di cui siamo consapevoli

NOI RI-UMANIZZATI

invitiamo ogni fratello a sottoscrivere questo manifesto e riunirsi immediatamente nei propri territori con gli altri sottoscrittori per iniziare un percorso di costruzione sociale e culturale in qualsiasi ambito ed attività possibile, seguendo le basi di questo manifesto e nella libertà di coniugarlo in maniera creativa, anche aderendo a realtà di qualsiasi tipo già esistenti e in linea con i suoi principi.
(AI free)

18 maggio 2023
fonte immagine: Pixabay, PxHere

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