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L’UNICO SOVRANISMO È QUELLO DEI DIRITTI UMANI

massimo franceschini blog sul sovranismo

Affranchiamoci dalle divisioni ideologiche, chiarendo un concetto fondamentale

di Massimo Franceschini

Pubblicato anche sulla rivista cartacea/pdf Sovranità Popolare

Nei primi tre articoli (1,2,3,) ho provato ad illustrare a grandi linee le più gravi mancanze della politica, la crisi della democrazia e dello Stato di diritto.

Ho cercato di far capire come, a mio parere, i diritti umani siano centrali per ognuna delle problematiche della modernità e come di fatto rappresentino il collante dell’Occidente, valori ai quali guardare per rifondare la politica stessa e ritrovare la partecipazione dei cittadini.

La narrazione mediatica “di sistema”, è al contrario astutamente pervasa di propaganda atta a distrarre e ingarbugliare, di confuse definizioni e contrapposizioni, di teorie economiche “indiscutibili”, ma sostanzialmente false; il tutto, inserito in uno show quotidiano di politica urlata e spettacolarizzata nei superficiali talk.

Una delle definizioni che maggiormente risentono del binomio confusione-distrazione, le vere policy operative dei media, è quella di sovranismo.

In bocca al pensiero unico, la parola diventa un appellativo da attribuire alla destra più nazionalista, perciò caratterizzata politicamente in maniera negativa.

Vediamo il seguente chiarimento, tratto da un articolo esplicativo della Treccani.

Sovranismo, che trasferisce in italiano il francese souverainisme, indica la «posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione».

Altro che destra o nazionalismo: la vera questione è certamente quella della sovranità nazionale, non da contrapporre a un nemico esterno o a un altro Stato, ma alla globalizzazione e ai trattati sovranazionali.

Ancor più precisamente, direi che la vera questione è la perdita della sovranità dello Stato di diritto stesso, che non riesce più a garantire diritti, libertà e protezioni sociali ai suoi cittadini in quanto costretto da “concertazioni” non amichevoli, ma dettate dal sistema bancario-finanziario e da trattati oscuri e confusi anche nella formulazione, come nel caso europeo.

A tutto ciò, dobbiamo aggiungere una globalizzazione in cui le corporazioni private sono spesso “legalmente” più forti degli Stati stessi.

Vediamo quindi che il sovranismo è, o dovrebbe essere, la politica con cui lo Stato di diritto tenta di riappropriarsi delle sue sovranità, in primis quella monetaria, senza le quali rimarrebbe, com’è ora, una sterile burocrazia al servizio di enti sovranazionali gestiti dalla finanza e dalle corporazioni globali.

Quindi, se vogliamo che questo “sano” sovranismo abbia successo, dobbiamo fare in modo da liberarlo politicamente dalla rappresentazione di sistema, ma non solo: dobbiamo affrancarlo dai tentativi della destra di riproporsi in veste nuova, ma alla fine pur sempre al servizio della finanza e/o del “capitalismo americanoide”, e dall’equiparazione del termine con socialismo, operazione questa che più o meno sotto traccia tenta di fare la sinistra “non liberale”.

Quanto appena espresso credo dimostri, ancora una volta, quanto i diritti umani si pongano come vero punto di equilibrio fra ideologie divisive: partendo dalle dignità, libertà e responsabilità sociali riconosciute all’individuo, restano gli unici valori capaci di ricostruire una partecipazione alla politica per i più, liberandola dalla considerazione che le divisioni sociali siano insuperabili.

Un nuovo Stato di diritto, trasparente, efficiente ed espressione della comunità di cittadini che lo vivono, può arrivare solo dal riconoscere nuovamente le sovranità del cittadino stesso, della comunità di cui fa parte, e dello Stato con cui la comunità si esprime e si governa.

Lo sforzo per una politica nuova, limpida e in grado di far rivivere partecipazione e democrazia, passa quindi dalla chiarificazione di concetti ormai stracotti nel pentolone mediatico distrazione-intrattenimento.

Passa anche da un sempre più necessario sforzo unificatore delle formazioni più consapevoli, anche se, viste le divisioni ideologiche suddette, risulta certamente opera non facile.

I diritti umani offrono una chance anche in tal senso.

aprile 2019, aggiornato nel marzo 2021 per l’Associazione Enrico Mattei 1948

fonte immagine: Pixabay

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