Vai al contenuto

UN PARTITO IDEALE 3. L’intenzione della “nuova politica”

Nel terzo articolo dedicato al “partito ideale” affrontiamo la questione di fondo che dovrebbe caratterizzare la “nuova politica”

di Massimo Franceschini

Articolo pubblicato anche su Attivismo.info

Siamo al terzo appuntamento con il “partito ideale”; per riassumere: nel primo articolo presentavo le ragioni che mi portano a scrivere questa nuova serie, nel secondo mi sono occupato di alcune comuni obiezioni relative alla “necessità” dell’ennesimo partito, oltre ad affrontare brevemente due contraddizioni fondamentali della nostra democrazia.

Alla fine dell’articolo affermavo di voler proseguire delineando le diverse attività di quello che, a mio parere, considererei un partito “ideale”.

La stretta attualità politica e sociale mi costringe, prima di entrare nel vivo delle funzioni e del momento creativo di un nuovo partito, ad un’ulteriore puntualizzazione utile a far capire una delle problematiche fondamentali della politica, oggi evidente più che mai.

Non mi riferisco a quanto scrivevo nel primo articolo, cioè al fatto di ritenere necessario un impegno politico massimamente inclusivo e senza barriere ideologiche, volto alla “semplice” attuazione di Costituzione e diritti umani.

Neanche intendo ripetere le osservazioni tese ad evidenziare come la politica degli Stati, sempre meno sovrani, sia determinata da interessi corporativi globali, variamente determinati.

Sto parlando di qualcosa di diverso, anche se certamente collegato ai due punti appena ricordati, soprattutto al secondo: intendo riferirmi alla sostanziale modifica del terreno culturale che di fatto determina l’odierno pensiero politico, praticamente nullo, che quindi caratterizza l’azione della politica, eterodiretta, di questo periodo storico.

Alla comprensione sull’influenza delle corporazioni globali e dei vari interessi privati che sono riusciti a porsi sopra la politica, corrompendola e determinandone le scelte, dobbiamo quindi aggiungere la cognizione di come ciò sia potuto accadere, aggiungendo un ulteriore tassello.

Per fare questo dobbiamo anche riconoscere i modi con cui si esprime la sostanziale “resa” della politica.

Innanzitutto, perché parlo di “resa” della politica?

Beh, credo ci si debba impegnare parecchio per non vedere che ormai, da molto tempo, la politica non sia determinata nei Parlamenti e nelle sedi della discussione politica, ambiti già attaccati da riforme tendenti a diminuirne rappresentanza e democrazia.

I governi agiscono sempre più per decreto, spesso usando il ricatto “fiducia” per le misure più importanti.

Oltre a questo, governi, parlamenti, e partiti si trovano a dover accettare agende e disegni che calano sulla politica in uno stato già avanzato di determinazione, con parole d’ordine lanciate da media ed istituzioni culturali che creano il cosiddetto pensiero unico dominante, un “luogo” mentale diventato, in questo modo, assai difficile da mettere in discussione.

Stretta fra la morsa dell’impopolarità e del facile turn over, la politica ha sempre meno spazi e possibilità, ammesso ne sia capace, di discutere, approfondire ed eventualmente fermare decisioni, eventi e protocolli che sembrano “dover” essere applicati per volere di un’autorità “trascendente”, che elargisce pochi ma indiscutibili “comandamenti”.

Grazie all’operato dei media, tali precetti formano immediatamente la litania con cui ipnotizzare il “pubblico”, acriticamente predisposto anche da una scuola impoverita culturalmente e nei mezzi, ormai del tutto asservita ai voleri “modernistici” delle corporazioni.

I vari “comandamenti” che via via si sedimentano nel sentire comune, anche grazie ad una sostanziale acquiescenza del mondo culturale più “istituzionale” ed “accreditato”, formano così il pensiero unico dominante di matrice materialista, scientista e tecnicista, oggi anche transumanista, che potremmo chiamare “progressista”.

Abbiamo visto mille volte apparire i comandamenti dall’alto, non subito percepiti come tali, ma compresi a posteriori nel loro disegno quando ormai i danni per la politica e la democrazia erano enormi.

Vediamo alcuni esempi nei tempi recenti.

La sfiducia nella politica e la distruzione di un’intera classe politica, grazie a quel “mani pulite” ed al successivo discredito per la “casta”.

La completa ridefinizione dello Stato, considerato come una famiglia, un concetto grazie al quale è stato possibile “rimuovere” l’evidenza che uno Stato, a differenza della famiglia, può stampare la sua moneta: sono sotto gli occhi di tutti le tragiche conseguenze derivate da questa finzione, che ha determinato la sostanziale sottomissione della politica alle banche private ed a centri di potere che con la democrazia non hanno nulla a che vedere.

Tutta la questione sicurezza che nei tempi recenti, a partire dall’attacco alle Torri Gemelle, è stata usata per “giustificare” interventi militari spacciati come operazioni di pace, giustizia e democrazia, violando paradossalmente quei diritti umani ai quali ci si appellava.

Lo stesso meccanismo usato oggi: con la scusa dellemergenza sanitaria, peraltro assai sovradimensionata, sembra che il sistema di potere finanziario e corporativo, ormai unica “fonte” di politica e diritto, abbia “trovato” nel fattore sanitario il perfetto motivo per invocare la sicurezza nazionale.

Ecco le due paroline magiche capaci di mettere uno Stato nelle mani di protocolli ed automatismi che annullano ogni democrazia, ogni dissenso, ogni riflessione e ragionamento.

Ecco allora che iniziamo a vedere il quadro complessivo, a capire la resa della politica cui accennavo.

Per capire ancora meglio, vediamo la prima definizione del termine “politica” dal vocabolario Treccani: La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica.

Basterebbe aggiungere “determinata da logge, lobby, finanza, corporazioni globali ed apparati dello Stato non trasparenti” per avere l’esatta fotografia dell’odierna realtà politica globale.

Tornando quindi alla necessità di un nuovo partito, finalmente “ideale”, non possiamo non aver chiara la sfida imposta dall’attualità delle dinamiche culturali e di potere: quella di riconoscere che la politica, se vuole essere democratica e trasparente, se vuole svolgere quel servizio che la comunità da a se stessa per organizzarsi nel miglior modo possibile, deve consapevolmente prendersi carico di ogni ambito culturale, tecnico e scientifico, pena la costrizione a “logiche” corporative private.

Il motto “la politica deve venire prima dell’economia”, sbandierato da molta politica “alternativa” anche “di sinistra”, da sempre molto “economicista”, deve valere per ogni ambito: se vogliamo mantenere libertà e dignità della persona, come da diritti umani, la gestione della cosa pubblica e delle dinamiche sociali deve tornare completamente in mano alla politica, nel modo più informato, condiviso e trasparente possibile, sempre e comunque orientato da quei diritti universali che sono il punto di svolta per un “potere” condiviso, limpido e responsabile.

Nessuna “scienza” o “emergenza” dovrebbe scavalcare le fonti del diritto, nessuna prassi “automatica”, di qualsiasi natura o da qualsiasi ambito sia reclamata, dovrebbe poter superare la determinazione interna alle logiche ed alle prassi di uno Stato di diritto veramente dei cittadini e per i cittadini, se non in casi veramente estremi di pericolo nazionale.

Non basta formare un partito che si limiti a formulare un programma “buono per tutte le stagioni”, una formazione però debole, impreparata, inconsapevole ed esposta alle enormi dinamiche amministrative e di potere: occorre un soggetto politico che sforni rappresentanti in grado di avere una visione dei problemi che andranno affrontati, nella loro globalità, nel modo più creativo e trasparente possibile, con l’obiettivo di fare dei diritti umani e civili la mappa di viaggio ed orientamento per una democrazia finalmente matura e consapevole.

La questione che investe la politica è grande, pena la completa e definitiva soggezione personale, sociale e nazionale a logiche ed interessi “superiori”, che faranno di questo Paese e del mondo intero un arido teatro in cui esibire il loro squallido spettacolo di robot inumani, algidamente sorridenti sulla disfatta dell’uomo e del diritto.

26 aprile 2020

il mio libro, un programma politico ispirato ai diritti umani

fonte immagine: Wikimedia Commons

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *