SENZA COMPRENSIONE NON SI PUÒ CAMBIAR POLITICA

massimo franceschini blog

Una politica alternativa può nascere solo capendo la realtà costruita dal potere ed i limiti della resilienza più passiva

 

Pubblicato anche su Attivismo.info e Sfero

 

«Hai ragione su tante cose, sei intelligente ed informato, ma non credo che vaccinarsi comporti tutti questi rischi e me ne frego di tutte le ragioni di ordine etico sulla libertà di scelta, magari non ho idea delle bufale che ci hanno raccontato sul covid, ma scelgo di fidarmi per viaggiare e andare in discoteca, forse sono un’idiota, ma fa lo stesso».

La paternità di queste parole, riportate per sommi capi e premesse dalla ricerca di benevolenza incondizionata nonostante la “scelta” di aderire alla vaccinazione, è di uno studente universitario che si rivolge al padre, mio conoscente: spiega meglio di tante analisi la sostanziale resa dei giovani, l’apparente impossibilità di poter veramente parlare con chi è ormai stato “preso” dal pensiero unico dominante.

Sentendo cosa dicono molti giovani, sia da vari report mediatici sia da conoscenze dirette, la cosa ancor peggiore sembra essere il fatto che questa “resa” non sia percepita come tale, neanche sospetta: per loro va tutto bene così, nella più totale e incondizionata delega di pensiero.

Ciò è del tutto comprensibile, anche se certamente non scusabile, dato che i giovani sono i primi destinatari delle “amorevoli” cure del pensiero unico dominante di matrice “progressista”, sedimentate negli anni: dall’amore “libero” ai divide et impera uomo/donna e genitori/figli, dalla conseguente distruzione della famiglia a quella della scuola, della cultura e della musica, ambiti evidentemente da tenere sotto controllo e pericolosi, anche da un punto di vista “artistico”, più propriamente “comunicativo”.

E come non parlare dell’ideologia “gender-fluid”, che pretende costruire una bolla personale inviolabile a ragione e pensiero critico in cui gli “introdotti” credono di essere padroni del loro destino, mentre non capiscono di essere precipitati nel vortice più profondo della manipolazione culturale e spirituale.

È la manipolazione quindi la vera arma del “nemico”, che rischia di consegnare definitivamente il mondo intero ai signori della tecnica, senza possibilità di riflessione e trasparente regolamentazione.

La stessa manipolazione che da sempre guida il racconto storico-politico, ci sta portando alla definitiva distruzione dello Stato di diritto, della proprietà, della moneta, persino della filosofia da parte delle psico-“scienze”, meccaniciste e “cerebrocentriche”.

E che fine faranno le comunità stesse quando avremo immerso le nostre residue aspirazioni in una realtà sempre più virtuale, ma dal controllo ancor più totale?

Il mondo che ci appare all’orizzonte è perciò senza apparenti confini giuridici e mentali, una realtà in cui, distrutta l’anima, tutta l’“evoluzione” apparterrà al corpo, in “trans-ito” verso una realtà “aumentata” dall’intelligenza artificiale, rivenduta come “superiore” al pensiero stesso.

La manipolazione globale e profonda del transumanesimo sembra quindi destinata alla vittoria, di fronte all’apparente impossibilità di reazione da parte della cultura e della società civile, apparentemente disilluse e disabituate alla possibilità di determinare qualsiasi politica.

E allora, come non capire che il vero problema è la politica stessa?

Come non individuare proprio la politica come ambito sul quale dirottare ogni sforzo e residua energia, prima che sia tutto traslato tecnocraticamente “a distanza”, sia democratica, si umana?

È qui, ancora una volta, che individuo la più grande “negligenza” della politica, anche nelle sue realtà potenzialmente indipendenti dalle corporazioni, forse troppo avvinghiate ad analisi “scientifiche”, ideologiche e classiste forse buone per “rivoluzioni” che però, come la storia insegna, meritano ben più di una rivisitazione critica.

È proprio la politica quindi, a scontare una marea di problematiche e “ragioni” delegittimanti, come cerco di spiegare in questa serie di video e per iscritto qui, ma soprattutto in questo articolo e in quelli linkati al suo interno.

Dal canto suo, l’intera società civile alternativa al mainstream, quindi non solo nella sua componente più politicizzata, deve forse comprendere, definitivamente, la questione principale: se vogliamo realmente portare un cambiamento sociale, oltre ad organizzarci anche politicamente dobbiamo riuscire a vedere con gli occhi e la mente di chi la pensa diversamente da noi, per sperare di essere un minimo efficaci nella comunicazione.

Sarebbe già un successo anche solo riuscire ad evitare le trappole lessicali, divisive e propagandistiche del sistema corporativo che, grazie alla proprietà pressoché totale dei media principali, è oggi saldamente alla guida di politica e cultura.

Per fare questo dobbiamo anche compiere un atto di umiltà, e smetterla di guardare gli altri dall’alto della nostra presunta “comprensione” della situazione globale: se non capiamo che la stessa pressione cui siamo soggetti è probabilmente soverchiante per chi non armato dei necessari anticorpi culturali e “spirituali”, non saremo mai capaci di coagulare un’alternativa capace di parlare ad una platea più vasta, rappresentativa dell’intera società civile.

Stessa considerazione si dovrebbe avere per chi, per le ragioni più varie, non può avere la forza necessaria per andare oltre una “resilienza passiva”, che può facilmente e necessariamente diventare uniformata e senza troppe domande.

Se la vita ha una caratteristica indiscutibile, è proprio la sua capacità di continuare a vivere: cambiando il suo ambiente se abbastanza forte o adattandosi ad esso, quando indebolita da troppe avversità.

Insomma, se non capiamo cosa pensa la gente e perché, se non vediamo come sia possibile che un giovane “istruito” dica quelle cose a suo padre, che speranza abbiamo di costruire una proposta alternativa che abbia una minima chance di far breccia nella realtà che molte persone “preferiscono” creder vera?

E ancor prima: perché la gente “riesce” a credere alle fonti “ufficiali”, delegando loro cosa pensare su qualcosa?

Forse perché il mainstream è così “corposo” quantitativamente, così “inevitabile”?

Ecco allora che possiamo capire come la necessità politica unificante debba essere la principale, come spiego qui, e nel mio libro: questo perché, banalmente, l’unione fa la forza!

Solo un alto momento politico unitario teso alla restaurazione dello Stato di diritto, può avere una piccola possibilità di costruire un polo attrattivo per sempre più persone che potrebbero vedere in esso una via d’uscita, personale, sociale, culturale, politica, istituzionale.

Credo sia questa la vera priorità, che dovrebbe scalzare l’idea, purtroppo maggioritaria, che oggi non si possa costruire una nuova politica per il semplice fatto che la gente non sarebbe “pronta”, un’idea che ci lascia definitivamente in mano a chi la politica la fa e la occupa.

In definitiva, il problema reale riguarda la nostra responsabilità, che deve essere politica, etica, culturale e comunicativa: senza questa non andremo da nessuna parte e dovremo darci da fare molto più di quelli che ora guardiamo con sufficienza, per diventare resilienti “di successo” al nostro fallimento politico e civile.

 

13 luglio 2021

fonte immagine: Pixabay

 

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