PROPOSTA POLITICA PER LA COSTRUZIONE DI UN PARTITO UNITARIO DI LIBERAZIONE NAZIONALE

BANDIERA ITALIANA

pubblicato anche su Attivismo.info

da:

Massimo Franceschini (scrittore, blogger, autore di contenuti video)

 a:

– formazioni politiche ispirate ai valori costituzionali e repubblicani non rappresentate in Parlamento;

– movimenti vari, con le medesime caratteristiche;

– intellettuali ed operatori culturali dei vari ambiti, sensibili al ripristino della costituzionalità politica e civile;

– produttori mediatici indipendenti;

– comitati e realtà culturali e di altro tipo, tesi al ripristino dei valori della Costituzione Italiana e dei diritti umani, in ogni settore;

– realtà del terzo settore;

– società civile tutta

Oggetto:

proposta di un progetto politico-operativo a cui dare la massima priorità

Quanto andrete a leggere, è il progetto su cui credo debbano concentrarsi le migliori energie politiche, culturali e sociali del Paese, consapevoli del grave momento attraversato dalla democrazia, dalla cultura, dal vivere civile, ad ogni livello.

Il mio intende essere un contributo esclusivamente propositivo, un umile servizio al Paese, espressione di un’esigenza etica, non finalizzata alla partecipazione fattiva ed operativa, se non intellettuale.

PROGETTO

“Chiamata alle armi” ai soggetti suindicati ed alla società civile tutta, per la costituzione di un partito popolare unitario teso a rinnovare la politica, la democrazia, la formazione della rappresentanza, il rapporto Stato-cittadino, lo stesso Stato di diritto, partendo dall’immediata petizione alle più alte cariche dello Stato di indire quanto prima nuove elezioni politiche, motivata dalla grave crisi socio-politico-economica, nazionale e globale.

Nome del partito:

STATO DI DIRITTO

(possibili alternative: Stato di Diritto e del Cittadino, Stato Diritto Cittadino)

ANALISI E PREMESSE

Credo che la situazione socio-politica attuale mostri, a livello nazionale e globale, come il periodo storico che stiamo vivendo stia volgendo al termine.

La questione sanitaria, che si è andata ad aggiungere a quella ambientale saranno, con tutta evidenza, le “preoccupazioni” della politica mainstream dalle quali saremo sempre più governati, da qui in avanti.

A queste, si aggiungerà a breve il collasso del sistema economico-finanziario che, con tutta probabilità e come annunciato da molti analisti, sfocerà in una crisi globale mai vista prima.

Altri analisti mettono l’attenzione sul paventato “reset economico globale”, preannunciato da Davos, che in base a notizie e indiscrezioni varie si prospetterebbe dai contorni a dir poco inquietanti.

Ad ogni modo, le cause di questo collasso o della necessità del “reset” si possono sinteticamente individuare in due punti sostanziali.

Il primo, è formato dall’insieme delle ingiustizie, degli squilibri e delle contraddizioni di un sistema economico globale che da troppi decenni vede la vittoria della finanza speculativa sulla produzione reale di beni e servizi, sempre più demolita nella porzione costruita dalla piccola-media impresa e dagli Stati, sempre mono sovrani; una primazia della finanza sul lavoro, e di riflesso sulla politica, permessa dalla corruzione della politica da parte della finanza stessa, e dai centri di potere sovranazionali che la governano, palesi ed occulti.

La cosiddetta “globalizzazione”, consistente nella costruzione del mercato unico globale e nel trasferimento della produzione nelle aree del pianeta a minor costo della forza-lavoro, è stata necessaria al consolidamento del dominio della finanza globale.

Il secondo punto, che accelererà l’approdo ad un punto di non ritorno, è la distruzione del rimanente tessuto produttivo non in mano alle corporazioni globali, dovuta all’attuazione di politiche “sanitarie” di “chiusura” della vita di persone ed attività, che con tutta evidenza si stanno rivelando assai funzionali al collasso globale, assai meno ad una reale salute, personale e collettiva.

Il quadro si completa, in maniera del tutto ovvia, considerando la fondamentale questione chiamata sovranità monetaria: la creazione della moneta si è progressivamente allontanata dai popoli e dai loro Stati, per essere sempre più gestita da entità private ormai detentrici di enormi crediti, pubblici e privati, di sempre più difficile riscossione.

Tutto ciò è stato reso possibile dal fatto che la politica globale non è riuscita, per varie ragioni, ad impedire la sostanziale prevalenza di visioni e concezioni economiche atte a sostenere la presunta natura egoistica dell’uomo, da una parte, e la pericolosità/inefficienza dello Stato, dall’altra.

La riduzione della politica a mera esecutrice di voleri “superiori” di vario ordine, extranazionali, ha diverse cause sedimentate nel tempo e sulle quali esiste già sufficiente analisi: un insieme di corruzione e sottomissione a poteri “forti” e “profondi”, finanziari e di altro genere, ed una sostanziale delegittimazione della sfera politica sostenuta ora in modo velato, ora palese, da una retorica del tutto funzionale agli obiettivi della finanza internazionale e dei vari centri di potere privati transnazionali, tesi a limitare e trasformare la democrazia perché “inefficiente” e contemporaneamente ridurre l’azione politica delle istituzioni nazionali, allontanando i centri decisionali dalle società civili, come accaduto per la UE.

Per completare l’analisi, certo sintetica, ma ormai suffragata da un’immensa pubblicistica, non possiamo non ricordare e sottolineare il ruolo dei media mainstream, e della cultura da loro prodotta, ad ogni livello: la sostanziale concentrazione della loro proprietà nelle mani di pochissimi soggetti globali, sostanzialmente gli stessi della finanza globale, determina la possibilità da parte delle cosiddette élite di controllare con finanziamenti e pressioni politiche i centri della cultura, le università, fino alla stessa ricerca scientifica, sempre meno soggetta a controllo popolare di ordine “etico”.

L’evidente distruzione della scuola pubblica e la sostanziale “sottomissione” al “prodotto mediatico”, completa il quadro decadente del livello culturale generale.

Tale situazione, contribuisce a rendere il potere narrativo della “politica-spettacolo” mainstream assai efficace nel delimitare il sentire e la consapevolezza civile del pubblico, entro parametri politico-economici assolutamente parziali, errati, distraenti e, cosa più importante, assai divisivi per la società civile.

L’insieme delle situazioni appena elencate mostra, con tutta evidenza e in tutta la sua drammaticità, lo stato di una democrazia che ormai da troppo tempo mantiene solo il nome delle sue intenzioni.

Lo stato della consapevolezza popolare sulle questioni e sui problemi qui elencati, appunto soggetta alle problematiche culturali accennate, è del tutto corrispondente alla crisi democratica in atto.

Non che non ci siano grandi settori della società civile ed intellettuale, dediti alla militanza politica e non, che non abbiano una reale consapevolezza delle questioni: purtroppo ciò non basta, anche perché soprattutto ora, con la questione sanitaria, la società civile è soggetta ad un’azione mistificante e divisiva ancor più profonda, che va ad accumularsi alle classiche divisioni storiche, politiche, ideologiche e ad altre ancora.

A mio modo di vedere, un altro errore del “fronte alternativo”, sia nella sua componente politica, sia culturale e di attivismo sociale, è quella di credere che ancora esistono margini di trattativa con la politica mainstream, a livello istituzionale e non, di veri spazi di contrattazione e di associazione sociale che possano sfociare in un reale e costruttivo dialogo con le Istituzioni.

Quante volte abbiamo registrato il silenzio istituzionale e/o da parte dei partiti mainstream o di loro singoli esponenti su appelli, petizioni, richieste di ascolto, di dialogo, quante promesse andate a vuoto e tradite?

Qual è il “calcolo” che impedisce di vedere che negli ultimi decenni il potere, ad ogni livello, è sempre più sordo?

L’evidente divisione del “fronte democratico-costituzionalista”, che non appare realmente in grado di unirsi in modo efficace e decisivo, completa il quadro che, a mio parere, impone con urgenza assoluta delle scelte politico-operative drastiche, capaci di creare una novità politica dalle potenzialità deflagranti e del tutto positive per il Paese.

Tali potenzialità si basano su due semplici considerazioni.

La prima considerazione, consiste nella constatazione del fatto che, a ben vedere, l’elettorato che più ha a cuore la reale costituzionalità dell’azione politica, delle prassi e delle leggi che guidano la vita civile del Paese, sia di fatto assai più coeso dei suoi vertici.

L’entusiasmo del popolo realmente interessato alla Costituzione ed alle vere sovranità del Paese, da troppo tempo devolute ad ambiti sovranazionali, sarebbe inoltre assai contagioso per la porzione “indecisa” dell’elettorato, ormai disabituata a delle reali novità dal mondo della politica.

La seconda considerazione è data dalla situazione contingente, che all’ormai consolidata delusione del mondo 5 Stelle potrebbe registrare quella crescente dell’elettorato chiamato “sovranista” dal mainstream: è del tutto possibile che una sua consistente porzione stia capendo che, al di là degli slogan e della presunta “opposizione”, i partiti del centrodestra siano soltanto solide spalle del sistema politico asservito a corporazioni globali e centri di potere sovranazionali, l’altra faccia della medaglia dei PD-5S.

La chiarificazione portata dalla novità politica sarebbe dirompente: crediamo che questo elettorato saluterebbe con entusiasmo la nascita di un soggetto unitario e potenzialmente molto inclusivo, perché esclusivamente ispirato ai valori della nostra Costituzione originaria: quei “diritti inviolabili dell’uomo”che sarebbero stati formalizzati pochi mesi dopo dall’ONU, alla fine del 1948, di cui la Costituzione stessa si mostrava consapevole già all’Art. 2.

Il nuovo soggetto politico avrebbe un’ulteriore, imprescindibile funzione: quella di dare rappresentanza politico-operativa alla folta quantità di iniziative, esperienze, comitati e rivendicazioni di vario tipo che, soprattutto dall’emergenza sanitaria, attraversano il Paese.

La notevole ed incessante attività della società civile, spesso un reale servizio al cittadino, saluterebbe con entusiasmo il fatto di avere, finalmente, un serio, affidabile e consapevole soggetto politico teso ad innestare nella sua prassi e negli obiettivi, la voce della stessa società civile più in sintonia con lo spirito originario della Costituzione.

Per tirare una sintesi alle premesse di natura politica: credo che i diritti umani, se considerati nel loro vero complesso valoriale e non nell’ipocrita, sbilanciata e distorta sottolineatura “radicale”, liberistica e laicista del “pensiero unico dominante”, di fatto distruttiva e manipolativa della vita, della persona, della famiglia, del tessuto sociale e produttivo e della stessa civiltà dei popoli, contengano al contrario i valori fondamentali capaci di rinnovare il vivere civile.

Lo Stato di diritto deve tornare ad essere dei cittadini ed al servizio della comunità, teso alla reale cooperazione con quelle Nazioni che non facciano dei diritti umani un vuoto, ma inesistente vessillo.

I diritti umani sono già incardinati nelle Costituzioni dell’Occidente, che li ha generalmente ratificati, ed in una quantità considerevoli di Carte Internazionali: non farne oggetto di programma politico sarebbe un delitto contro la democrazia, la civiltà del diritto e l’umanità intera, un delitto che perdura già da troppo tempo.

Credo quindi che una rinnovata prassi politica democratica e trasparente debba denunciare le reali violazioni dei diritti umani in ordine a politica, biopolitica, bioetica, geopolitica, diritto, economia, sanità, finanza, nel mondo del lavoro e dell’impresa e nel rapporto Stato-cittadino, con lo scopo di rinnovare la stessa democrazia, in un nuovo Stato di diritto e del cittadino.

In base a quanto affermato in queste premesse, ritengo che il tempo delle divisioni debba giungere al termine.

Ritengo che la normale dialettica democratica sia ormai, di fatto, un lontano ricordo: ne registro la sostanziale impossibilità di giungere alla società civile per un vaglio consapevole, data dal dominio assoluto dei media da parte del sistema tecnocratico ed oligarchico privato.

Solo un’efficace, libero e costruttivo dialogo fra le varie istanze e prospettive della società civile, che sia in grado di arrivare realmente al grande pubblico, può arricchire la società stessa delle necessarie differenze di vedute e dare sostanza all’unica condizione che può rendere una democrazia ed una comunità libere e realmente aperte, consapevoli del privilegio e delle responsabilità del vivere in un vero Stato di diritto.

La realtà delle cose, e l’esperienza, mi hanno ormai convinto come risultino ormai inefficaci ed a volte controproducenti, come nel caso di manifestazioni che si possono prestare a forzature che potrebbero dare il là ad ulteriori restrizioni di libertà, attività non coordinate e non finalizzate alla costruzione di un soggetto unitario di liberazione nazionale, teso a restaurare le prerogative del moderno Stato di diritto.

Credo che lo Stato debba essere pesantemente riformato, nel segno dei migliori ideali umanistici, e amministrato in maniera del tutto etica e trasparente verso la comunità, cui deve il suo sevizio.

Credo in una nuova stagione politico-giuridica di piena trasparenza, in cui la comunità non sia più soggetta a tensioni, divisioni, distrazioni e manovre più o meno occulte di varia natura che stanno, con tutta evidenza, costruendo un passaggio “troppo stretto” ad un “mondo nuovo” tecnocratico e transumano, dai contorni assai inquietanti.

Data la drammatica situazione di pericolo, per il futuro di tutti e del residuo tessuto civile e democratico, credo che la “chiamata alle armi” elaborata in questo documento debba essere accolta immediatamente senza riserve, riducendo per quanto possibile eventuali “spazi di contrattazione” che regalerebbero solo ulteriore tempo agli stringenti meccanismi antidemocratici qui descritti, oltre a fornire occasioni di dispute infinite ed intellettualistiche, ormai del tutto inutili.

Non presumo certamente di essere portatore di certezze assolute, o depositario di chissà quali inemendabili comandamenti.

Credo solo che il momento sia veramente drammatico, che il tempo stringa e, ad ogni modo, credo che la cultura civile e democratica sia ormai più che abbondante per permettere di sintetizzare principi e prassi di immediato risultato, culturale, politico e, soprattutto, massimamente inclusivo.

La presente elaborazione, dettata quindi non solo dall’urgenza, ma da consapevolezza e cultura ormai collettive, non ha quindi la pretesa di impossibile “perfezione”, certamente di urgente pragmatismo.

Offro quindi il presente progetto alle migliori volontà, sapienze ed energie della società politica e civile, nella speranza che sia compresa l’assoluta necessità unificatrice imposta dal momento presente.

Affermo quindi, senza dubbio alcuno, la necessaria, immediata e improrogabile costruzione del seguente partito, nello spirito qui manifestato.

Auspico una veloce comprensione ed accoglienza del documento, che possa veder tramutare sigle e sedi esistenti su tutto il territorio nazionale, fisiche e virtuali, con la dicitura del nuovo Partito, insieme alla nascita di nuovi collettivi territoriali.

Sarebbe fantastico, ed auspicabile, che i soggetti già esistenti che aderissero al progetto, modificassero immediatamente il loro logo, lasciando in trasparenza o un po’ a margine la denominazione attuale, per inserire la nuova “Stato di Diritto” in evidenza come testimonianza, a tutto il Paese ed ai rispettivi lettori/militanti e partecipanti, la nascita di questo nuovo soggetto unitario.

Sarebbe un bel messaggio, che raccoglierebbe una marea di consensi, una testimonianza che la nuova, necessaria stagione politica non significherebbe in alcun modo azzeramento della peculiarità e della memoria; il soggetto storico potrebbe continuare autonomamente per alcune questioni, a sua discrezione, o riprendere la sua completa autonomia in qualsiasi momento, oppure farlo a democrazia del Paese realmente avviata verso una fase di restaurazione costituzionale.

La comprensione delle ragioni che mi portano a chiedere tale responsabilità è vostra, a me non resta altro che fornire qualsiasi aiuto richiesto, nei limiti delle mie capacità intellettuali.

STATO DI DIRITTO

Noi, cittadini della Repubblica Italiana, dichiariamo con il presente manifesto la costituzione del nuovo Partito Politico denominato  “Stato di Diritto”.

I nostri valori sono quelli della Costituzione del 1948 e dei diritti umani, ai quali la stessa dà voce.

Il nostro scopo è quello di rinnovare politica, democrazia, diritto e lo stesso Stato, affinché la società civile, non più distante da una politica e da un’amministrazione ingessata e soggetta a determinazioni estranee ai reali interessi del Paese, riprenda in mano la sua sovranità, unica e legittima fonte del suo governo.

La politica operativa del Partito sarà caratterizzata dalla massima trasparenza, in ogni sua attività interna ed esterna, fornendo agli iscritti il risultato di ogni riunione ed attività istituzionale, sottraendosi a questo impegno solo ove opportuno per ragioni politico-operative, con la promessa di adempiere comunque all’impegno di trasparenza con la massima celerità, possibile ed opportuna.

Il Partito sarà inizialmente formato dai firmatari del presente atto, che andranno a depositare tutti i documenti legali necessari, si accorderanno sulle cariche, eleggendo i responsabili delle stesse seguendo l’organigramma che naturalmente emerge dai contenuti e dalle modalità operative del presente manifesto.

Ogni responsabile, di ogni settore, si avvarrà della collaborazione di quanti nel Partito si offriranno di aiutarlo, a suo inderogabile giudizio.

Il Partito inizierà immediatamente a fornire, per ogni area di interesse e per ogni ambito politico-culturale i materiali – es. libri, tesi, documenti e altri – che renderanno pubbliche le basi teoriche e valoriali cui il Partito stesso farà riferimento per l’azione politica.

Il Partito si propone, sempre nella massima trasparenza, di sottoporre all’attento vaglio, sia a livello nazionale sia locale, ogni proposta e documento eventualmente capace di arricchire la base teorica e gli orizzonti culturali, politici ed operativi, per eventualmente accoglierne i contenuti, o parti di questi, anche modificando ed integrando la sua direttiva politica, in ogni ambito, ove ritenuto opportuno e coerente con i suoi principi.

Quest’azione di aperto contributo della società civile potrà svolgersi anche a livello locale, che farà così da filtro con la direzione centrale.

Lo Stato di Diritto si offre anche di farsi portavoce, in ogni ambito e momento ritenuto opportuno, della miriade di attività, soggetti, collettivi e gruppi culturali, e di altro tipo, che svolgono un’insostituibile azione e contributo di sostegno, servizio ed informazione alla collettività, che troppo spesso non si vedono premiati dall’attenzione della politica e delle istituzioni di loro riferimento.

Consci del momento impegnativo e stringente per la vita democratica del Paese, anche in ordine di tempo, siamo ora pragmaticamente ad elencare le linee guida dell’azione politica che il Partito intende perseguire, anche suddivisa per ogni ministero del Governo Nazionale.

ATTIVITÀ E LINEE GUIDA GENERALI

La linea guida generale del nuovo Partito sarà ispirata, oltre ai valori ed alle necessità espresse nella sezione “progetto”, dall’esigenza di mostrare come uno Stato di diritto moderno, democratico ed ispirato a Costituzione e diritti umani possa e debba gestire le sue attività ed i servizi alla collettività.

Pertanto, qualsiasi progetto ed organismo del Partito dovrà essere esempio reale e concreto dei principi che andiamo professando, una “vetrina del possibile” istituzionale, politico e civile, che auspichiamo possa diventare standard operativo, deontologico, democratico, alfine istituzionale.

Lo Stato di Diritto inizierà quindi a dotarsi di un sito e di un forum, dove iniziare a manifestarsi agli iscritti in ogni sua determinazione organizzativa, politica e culturale, accogliendo ogni contributo degli stessi iscritti che riterrà coerente con la sua missione, ed utile al suo necessario percorso evolutivo e democratico.

Successivamente il Partito si doterà, possibilmente, di un giornale e/o di un canale televisivo che avranno uno scopo ben preciso, diverso da quello che ci si potrebbe aspettare da un media “di partito”: il giornale e/o la tv saranno di fatto “generalisti”, abbracciando quindi non solo la dimensione politica ma, possibilmente e coerentemente con la capacità editoriale che riusciranno ad esprimere, cercheranno di coprire ogni settore del vivere civile, nelle sue varie manifestazioni, sulla falsariga delle varie rubriche presenti nei media mainstream, senza ricalcarne difetti e superficialità funzionali ad un puro intrattenimento commerciale e non creativo da un punto di vista sociale e personale.

Lo Stato di diritto intende dimostrare come si possa fare giornalismo, informazione, dibattito e servizio alla collettività in modo realmente costruttivo da un punto di vista civile, senza incorrere nelle devastanti consuetudini che indirizzano la confezione mediatica ad essere la principale responsabile del degrado civile e culturale del Paese.

A tale scopo il Partito si impegna a pubblicare, quanto prima, le linee guida per un nuovo giornalismo, le medesime che il Partito auspica per dei media pubblici, possibilmente riformati.

Oltre all’aspetto mediatico, il Partito si impegnerà nell’istituzione di un “Corso di Istruzione Civile ed Istituzionale”, da svolgere nelle sue sedi, ove possibile, o sul web.

Il corso sarà gratuito a tutti gli iscritti cittadini italiani, e sarà esempio di ciò che il Partito intende promuovere a livello di scuola dell’obbligo: il cittadino dovrebbe essere consapevole dei valori della Repubblica e del funzionamento delle Istituzioni, sia a livello locale sia nazionale.

Tale corso, sarà anche a garanzia che i rappresentanti del Partito affronteranno il percorso nelle Istituzioni, una volta eletti, con una conoscenza di base abbastanza completa per vivere le Istituzioni in maniera consapevole e auto-determinata.

segue

Questo documento è un work in progress, seguirà una versione dello stesso aggiornata con le linee guida della politica del Partito, anche suddivise per ogni Ministero.

29 novembre 2020

ultima modifica/aggiornamento 26 novembre 2020

fonte immagine: Pixabay

2 pensieri riguardo “PROPOSTA POLITICA PER LA COSTRUZIONE DI UN PARTITO UNITARIO DI LIBERAZIONE NAZIONALE”

  1. Stante la situazione è un bel programma. In merito alla trasparenza da parte dello Stato e dei cittadini, grazie alla sovranità monetaria ed a una banca pubblica per le chiusure delle operazioni economiche, si potrà integrare i SW gestionali messi gratuitamente a disposizione degli imprenditori che potranno interagire con tutti gli Enti sincronizzati. Tutto trasparente, fiducia reciproca, tribunali più leggeri. Nuovo spirito nell’affrontare i problemi.

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