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LA LOTTA BENE/MALE NON DEVE DISTOGLIERE DALLA NECESSITÀ POLITICA

Una delle “distrazioni” dall’impegno politico, nasce da un eccessivo fideismo

qui il video dell’articolo

di Massimo Franceschini

Pubblicato anche su Attivismo.info e Sfero

Con gli ultimi 3 articoli, esattamente e nell’ordine questo, questo e questo, ho cercato di analizzare dei fattori con cui, a mio parere, occorrerebbe fare i conti da un punto di vista politico, sociale, comunicativo e personale: lo scopo è quello di provare ad orientarci nel momento in cui ci interroghiamo sul come fare qualcosa di efficace per tentare di recuperare lo Stato di diritto che ci spetta, e un vivere civile libero da tentativi oligarchici di controllo tecnocratico globale.

L’impresa è titanica, oserei direi disperata, perché la società civile dell’Occidente, al di là di proteste di piazza e vane speranze riposte in azioni legali che raramente ottengono conforto, sembra inabile a concretizzare quanto necessario: una politica unitaria di liberazione dello Stato di diritto dagli interessi corporativi globali, come cerco di spiegare qui (per inciso, credo non sia mai accaduto che in una dittatura la Magistratura, tranne rari casi personali, non rappresentasse una solida colonna del regime).

In questo articolo intendo, se possibile, aggiungere un altro tassello necessario alla comprensione dei fattori che impediscono la creazione immediata di una vera, consapevole, strutturata ed organizzata politica alternativa unitaria, che sia sintesi efficace delle necessità del popolo che si oppone alla distopia incombente.

Il fattore che intendo prendere qui in considerazione, che a mio modo di vedere risulta come un ostacolo alla politica, risiede nella speranza mal riposta che molti hanno circa quella che è rappresentata come un’ineluttabile vittoria del “bene”, dato che il “male”, nella storia, alla fine avrebbe sempre perso.

Questa visione, che ritengo a dir poco semplicistica, addirittura fideistica, per essere ben affrontata da un punto di vista culturale necessiterebbe di allargare la visione dall’ambito prettamente politico, per intersecare questioni sociologiche, filosofiche, persino spirituali.

Per approfondimenti “trasversali” su quanto appena detto, e molto di più, vi consiglio la visione di alcuni video che individuerete opportunamente dal loro titolo in questa, questa e questa playlist.

Anche accogliendo in pieno la questione e ammettendo come possibile, anzi, diciamo scontato, che il ciclo del regime distopico di controllo globale possa giungere al termine, non possiamo non comprendere come tale soluzione possa investire un arco di tempo assai considerevole: quindi, chi è interessato a parlare di questa cosa, non dovrebbe, contemporaneamente, venir meno all’azione civile di costruzione politica, subito necessaria.

Purtroppo ciò non accade, quasi mai si va oltre la critica e la proposta di ambiti e pratiche apparentemente “spirituali”, presunte “coscienziali”, di empatia e sostegno, e mai si avverte la necessità di un serio impegno civile e politico.

Ad ogni modo, quando scrivo di politica non sono uso accedere a tematiche più o meno “esoteriche”, proprio per non correre il rischio di finire nelle problematiche di cui faccio cenno anche nel secondo articolo citato all’inizio: credo che la critica al sistema vigente, un’aberrazione della democrazia, si possa svolgere più che sufficientemente da un punto di vista politico, istituzionale, di filosofia del diritto.

Tornando alla questione che si può sintetizzare con “il bene vincerà”, credo si debba sgombrare il campo, una volta per tutte, da argomentazioni tese a fare dei parallelismi storici, dato che la situazione attuale non ha precedenti, almeno nella nostra civiltà: l’esplosione della tecnica mette in mano al potere mezzi di controllo e persuasione mai avuti prima, sempre più sopraffini.

Oltre a questo ci sono due altri fattori da tenere in considerazione: uno riguardo la tecnica stessa, l’altro ha a che fare con la formazione del potere.

Uno dei problemi della tecnica, che molti descrivono come “sostituto” della religione, nella modernità, riguarda il fatto che questa è oggi accettata acriticamente, quasi “venerata”: è così “dentro” la nostra vita, le nostre azioni e pensieri da “possederci” in modi assai pervasivi, quasi “inevitabili”, che vanno ben oltre il normale sostegno e miglioramento della vivere quotidiano, indubbiamente permesso da questa.

Per quanto riguarda il potere, la questione è presto detta: anche se  al loro interno le oligarchie che governano il mondo possono essere “spaccate” e scontare feroci lotte, più o meno visibili, nei confronti dei popoli si mostrano assai unite: essenzialmente, poco più di 10 famiglie controllano finanza, tecnologia, industria, monete, media, università e cultura, giungendo a controllare e collaborare in vari modi con la Cina, secondo le convenienze amica/nemica, ma di fatto leader del controllo personale e sociale tramite algoritmi ed A.I.

Chi parla di “democrazia della sorveglianza” ha assolutamente ragione, ma dovrebbe togliere la parola democrazia e fare un passettino in più, perché dalla sorveglianza stiamo passando rapidamente alla PENETRAZIONE, con conseguente CONDIZIONAMENTO PROFONDO, culturale, fisico, mentale ed emotivo, ciò che appunto è chiamato TRANSUMANESIMO.

Anche in questa sede, consiglio la lettura di questo mio articolo, scritto tempo fa, illuminante su ciò che sta accadendo in Cina e sulla questione A.I.

Dobbiamo riflettere accuratamente, e interrogarci sul come e sul quanto le nostre idee possano involontariamente “fare il gioco” del sistema.

Per fare ciò dobbiamo prendere in considerazione tutti gli ambiti, in primis politico e tutti gli altri che, magari non in modo del tutto consapevole, gestiamo mentalmente in modo da evitare l’impegno politico.

Non usciremo da questa dittatura globale senza politica e purtroppo, vista la profonda semina culturale di cui siamo stati oggetto negli ultimi decenni, questo lavoro sembra non essere facilmente accolto anche da chi, in teoria, avrebbe i mezzi culturali ed un livello di consapevolezza più che sufficiente.

Se non ci riprendiamo l’ambito politico con un soggetto di liberazione nazionale, come propongo qui, non faremo altro che “sottoscrivere” la già quasi totale vittoria del sistema.

21 ottobre 2021
Fonte immagine: Frate Sole Viaggeria Francescana

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