Lettera R 14 (renitenza): BUON 1 MAGGIO, FUORI DA OGNI RETORICA. ANCHE LA NOSTRA

massimo franceschini blog

Il quattordicesimo contributo su questo spazio, disponibile a quanti si sentono sollecitati dalle mie “Lettera R”, è ancora dell’amico Marco Martini già alla sua terza Lettera R.

Pubblicato anche su Attivismo.info e Sfero

Oggi si celebra la festa dei lavoratori, un appuntamento che nel corso del tempo ha acquisito una sua certa sacralità laica, fatta di ricorrenze e discorsi di rito.

Una festa nata con le migliori intenzioni, che merita il rispetto dovuto, ma della quale si (s)parla troppo. Da tutti i fronti.

Se da un lato abbiamo il circo della politica mainstream, diviso equamente tra una destra che – al di là di qualche rara eccezione – è pienamente inquadrata in una visione atlantista e europeista, e una sinistra padronale asservita all’agenda dei globalisti (Forum di Davos e compagnia bella), dall’altra parte abbiamo un variopinto fronte anti-sistema che spesso indulge in una visione didascalica del lavoro, del quale si indica correttamente la dimensione descritta dalla Costituzione e auspicabile ancora oggi, ma con un linguaggio e una proposta incapaci di fare breccia nelle generazioni più giovani, nate in un contesto di deregolamentazione selvaggia del mondo del lavoro e di propaganda martellante sui benefici di una globalizzazione che tende a sfruttare cinicamente la forza lavoro in una cornice di falso progresso e di vere o presunte conquiste di civiltà (pensiamo all’indottrinamento dei più giovani sui temi “green”, spesso posti in contrasto col mondo produttivo tradizionale).

La retorica della piena occupazione e del lavoro garantito – per quanto sostanzialmente corretta – può fare breccia nelle generazioni più anziane, ormai avviate verso l’ultima fase attiva della loro vita; chi però ha meno di 50 anni non ha vissuto in prima persona certe dinamiche, anzi è dovuto crescere nel mito della globalizzazione, del lavoro precario come stile di vita, o come disse l’allora ministro Padoa-Schioppa nel 2003, in un’economia guidata dal principio di “attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità”.

L’auspicio dell’economista bellunese, passato a miglior vita nel 2010, si è pienamente realizzato negli anni successivi, tanto che oggi i più giovani – nati e cresciuti in un mondo completamente digitalizzato, “fluido” e rapidissimo – considerano lavori credibili quelli dei “creatori di contenuti”, un’evoluzione a tratti grottesca del free lance o del libero professionista, basata perlopiù sulla creazione di video e altri contenuti mediatici da sparare sulle varie piattaforme sociali, da TikTok a Instagram passando per Snapchat, Facebook e Youtube.

I più audaci non disdegnano OnlyFans, sito per adulti celebrato dai media con inquietante regolarità.

Il “creatore di contenuti” – che il più delle volte si riduce nel commentare videogiochi o ricette di cucina davanti a uno schermo, alla faccia della diffusione della cultura – è in un certo senso il modello di successo promosso dai media nel mondo contemporaneo.

La solita illusione, il solito teatro degli specchi, fatto per confondere e ammaliare le menti più giovani, quelle che non hanno idea di cosa sia il lavoro così come è stato tratteggiato nella nostra Costituzione.

Di fronte a queste trasformazioni epocali del nostro sistema sociale è doveroso uscire da una certa retorica “lavorista” che se ha buon successo tra le generazioni più mature, è totalmente estranea al mondo dei giovani.

I quali, ne sono convinto, sarebbero ben felici di lottare per un mondo del lavoro che garantisca loro un futuro degno di essere vissuto, ma che non possono abbracciare queste idee se si rimane ancorati a una retorica costituzionalista – per quanto, ripeto, corretta nei principi – della quale non hanno alcuna esperienza pratica.

Marco Guido Martini
1 maggio 2023

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In italiano, la lettera R è unica nel pretendere vibrazione, speciale perizia, anche nel costruire soluzione alternativa in chi non trova la sua strada.
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Massimo Franceschini

One Reply to “Lettera R 14 (renitenza): BUON 1 MAGGIO, FUORI DA OGNI RETORICA. ANCHE LA NOSTRA”

  1. Ciao Marco… grazie del tuo contributo… sei già al terzo! Un record! Comunque, per i valori costituzionali purtroppo la vedo dura, dato che il sistema tecnocratico-tecnoscientifico non vedo come possa cedere il suo controllo sulla parola, ora come ora. Ci vorrebbe una progettualità politica e strategica fuori dal comune. Il brutto della cosa è che, per quanto impossibile, siamo costretti a tentare, visto che non vedo altre strade praticabili.

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