IL CORAGGIO DI DIRE BASTA ED AGIRE POLITICAMENTE

massimo franceschini blog

È ora di scelte coraggiose per chi ancora pensa di dover essere prudente ed avere tempo

Pubblicato anche su Attivismo.info e Sfero

So che da sconosciuto autore e blogger posso permettermi cose che voi umani…

Riassumendo: siamo in piena dittatura tecnocratica dai chiarissimi sviluppi distopici, giustificata da un’“emergenza” basata su dati manipolati e concetti pseudo-scientifici.

Stiamo parlando di una malattia per cui si ha da sempre la cura, però scientemente negata da politica e autorità sanitarie, nonostante il fatto che moltissimi medici di base anche non chiaramente schierati  con le “terapie domiciliari”, sin da pochi mesi successivi al marzo 2020 abbiano iniziato a curare con gli stessi farmaci dei medici più “militanti”.

La negazione delle autopsie che avrebbero rivelato l’esatta patologia, la mancata notizia che la malattia poteva essere tranquillamente trattata, certo non trascurata, il rinvio al “salvifico” “vaccino” sperimentale e la cappa di terrore politico-mediatico, devastatore della prima difesa immunitaria della persona, che è morale, restano di fatto dei veri e propri “crimini di Stato” e di sistema contro quella “salute pubblica” tanto sbandierata.

Il tutto, servito sul piatto da un apparato globale di propaganda, sostanzialmente privato, così potente ed elaborato da far invidia al “buon” vecchio Goebbels.

Lo scopo di questa manovra mondiale, che passa per la distruzione-ricostruzione della produzione, dell’economia e della finanza, da mettere definitivamente in mano alle corporazioni globali,  è quello di assoggettare ogni uomo sulla faccia della terra, ma in effetti la vita stessa, ad un controllo e ad una manipolazione totali, capillari, ineludibili e definitivi.

Indipendentemente dalle variabili geopolitiche, che potrebbero anche sconvolgere questo quadro in maniera ancor più drammatica, indipendentemente da come diverse analisi possano differire da questa sottolineando o non cogliendo vari aspetti, oppure evidenziare lotte intestine, singolarità e contraddizioni fra le oligarchie protagoniste di questa manovra, possiamo affermare che a livello filosofico-politico ci troviamo di fronte alla vittoria finale del materialismo, da un punto di vista culturale, e del collettivismo da quello politico.

Questa vittoria, passa per la definitiva rinuncia ad una cultura in cui tutte le visioni possano integrarsi consapevolmente, in modo eticamente responsabile, per la sostanziale censura e delegittimazione del dissenso, per la riscrittura di svariate “narrazioni”, addirittura per la manipolazione/distruzione di produzioni culturali ed artistiche di un passato da negare e “superare”.

Politicamente e giurisprudenzialmente abbiamo, anche se non chiaramente espressa, la sostanziale rinuncia a politica e Stato di diritto sostituiti, in buona sostanza, da protocolli ed algoritmi.

Questi processi sono ideologicamente sostenuti dalla “fede” vincente nella modernità: l’ineluttabilità della tecnica e la presunta “necessità” di far “evolvere” l’uomo verso un’ibridazione con l’intelligenza artificiale, il cosiddetto transumanesimo.

Tali “comandamenti”, sono giustificati da una variegata narrazione emergenziale e da una filosofia di totale manipolazione di ogni caratteristica psico-biologica dell’individuo, atta a favorire una concezione identitaria “liquida”, rivenduta come potenzialmente più razionale, libera e capace di “felicità”.

Questa filosofia, tende a “dimostrare” come l’uomo necessiti di tutto ciò per “evolversi” e contemporaneamente salvare il suo habitat, mitigandone la presunta natura egoica e porre “rimedio” anche ad una supposta “inefficienza”.

Questa analisi, necessariamente sintetica, ma credo altrettanto precisa, ha sostanzialmente due scopi.

Il primo è quello di porre un punto fermo di consapevolezza.

Il secondo, quello di far scaturire da questo punto di consapevolezza la necessaria VOLONTÀ POLITICA (pur consapevole del fatto che potrebbe essere ormai troppo tardi per favorire un processo la cui necessità era evidente da decenni).

Tale volontà dovrebbe condensarsi in una costruzione tesa, né più né meno, alla formazione di un nuovo soggetto politico che abbia l’obiettivo di rappresentare il dissenso al presente ed al futuro appena descritti, per provare a far entrare nella politica e nelle Istituzioni del Paese l’idea che si debba ricostruire e migliorare uno Stato di diritto che possa di nuovo essere definito tale, protettore ed attuatore della sua Costituzione e dei diritti di ogni cittadino come descritti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Era il novembre del 2020 quando pubblicai un primo articolo, una proposta politica che poi divenne l’inizio del libro pubblicato a gennaio di quest’anno.

A febbraio pubblicai un appello in cui inserivo alcuni brani del libro a titolo esplicativo, a giugno feci seguire un altro articolo in cui delineavo una possibile strategia operativa necessaria alla costruzione del Partito Unitario di Liberazione Nazionale, che nel libro auspicavo si potesse chiamare proprio Stato di Diritto.

In buona sostanza, nell’articolo operativo affermo la necessità che si debba formare un Comitato Promotore autorevole, disposto a pubblicare un manifesto-lettera aperta a tutta una serie di personalità del mondo della cultura, del lavoro, dell’impresa e della società civile più consapevole e attiva nel contrastare il regime che si sta instaurando, per stimolarle alla costruzione aperta e trasparente del necessario soggetto politico.

Per rendere l’articolo più incisivo e costruttivo, al suo interno ho proposto anche quella che potrebbe essere la lettera vera e propria, insieme ad altre considerazioni di merito e metodo.

Le persone e le associazioni che darebbero una risposta positiva a questa lettera formerebbero il nucleo fondatore e propulsivo del nuovo Partito – possibilmente non in “coalizione”, ma come costituenti originari, evitando così “ammucchiate” di sigle diversamente ideologizzate e dall’appeal elettorale pari a zero –, che immediatamente andrebbe ad istituire i suoi organi, le sue procedure e le sue linee di comunicazione-ricezione, per ulteriori appoggi e contenuti dalla società civile ove ritenuti all’altezza e coerenti con il programma politico-operativo.

Il tutto nella massima chiarezza e trasparenza.

Secondo quanto reputo immediatamente necessario, il Partito non dovrebbe pensare solo alle prossime elezioni, ma iniziare subito un’intensa attività culturale ed informativa verso il Paese, una forte pressione nei confronti dei 3 Poteri, delle Istituzioni e dei Corpi dello Stato, un lavoro di sostegno, stimolo e coordinamento di tutte le attività e progetti con cui la società civile sta rispondendo alla deriva antidemocratica.

A questo punto, con l’analisi iniziale del presente articolo ho cercato di fornire il quadro sintetico della situazione attuale, quel punto fermo di consapevolezza da cui potrebbe sorgere la necessaria volontà politica.

E veniamo ora a cosa sta accadendo in Italia di politicamente rilevante, che si possa avvicinare a quanto da me auspicato.

Il giurista Ugo Mattei, presidente di Generazioni Future, ha iniziato a dire alcune cose interessanti che iniziano ad andare nella direzione da me auspicata con un’intervista dell’8 ottobre scorso; immediatamente, ha fondato con altri professionisti ed intellettuali la Commissione DuPre (dubbio e precauzione), che ha subito prodotto un comunicato stampa ed una prima lunga diretta dell’8 dicembre a cui hanno partecipato svariate personalità.

La stessa Commissione, il 16 dicembre produce un documento che inizia a farsi politicamente esplicito, quando in conclusione afferma:

Crediamo sia giunto il tempo che i Parlamentari che condividono l’analisi qui esposta circa la crisi terminale del costituzionalismo liberale, si uniscano a intellettuali, studenti, e lavoratori in un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale volto a ripristinare la fedeltà alla nostra forma di governo. Noi siamo pronti!

Prendendo atto di quanto si scrive, vorrei esprimere una serie di auspici e suggerimenti sia di carattere strategico, ma anche in ordine a quello che ritengo essere il necessario approccio e livello di COMUNICAZIONE, un ambito sul quale credo che il “movimento del dissenso” mostri delle carenze importanti.

La prima questione riguarda l’efficacia dell’azione politica, che dipende anche e soprattutto dal “peso” del soggetto politico stesso.

Una reale consistenza gli permetterebbe, in un tempo relativamente breve, di non essere “evitabile” dal quadro politico-sociale-istituzionale e mediatico, indipendentemente dalla presa dei contenuti sulla parte della società civile apparentemente più lontana: diventerebbe comunque un centro “attrattivo”, almeno per una parte di indecisi o di chi ha abbandonato da un pezzo la politica.

Il vero problema, è quindi come coagulare in breve tempo un peso adeguato, considerando che se il “movimento del dissenso” fosse unito e coordinato, avrebbe potenzialmente dei numeri non trascurabili già ora!

Solo questa considerazione: tutti i partiti esistenti avrebbero grosse difficoltà ad organizzare manifestazioni con la stessa partecipazione di quelle che il movimento, in un modo o nell’altro, riesce a mettere in campo da quasi due anni!

Ma il numero non basta per iniziare a contare qualcosa nel panorama politico-mediatico: occorre serietà, coesione, trasparenza e soprattutto chiarezza, sia nei contenuti, sia nel modo di esprimerli, sia nei “luoghi” dove esprimerli.

Qui abbiamo la prima grande questione: ritengo un errore credere che, almeno inizialmente, la presenza nei talk della politica-spettacolo possa servire alla causa, anzi (in un recente articolo dal titolo Senza verità politica non fermiamo la dittatura del “bene comune”, alcune riflessioni che ritengo qui assai utili).

Questo perché il suo pubblico non è pronto a capire le nostre ragioni, dato che è culturalmente ed emotivamente “fidelizzato”, per non dire “costretto” dalla propaganda, a tutta una serie di questioni ed approcci che abbiamo imparato a chiamare pensiero unico dominante.

Una parte di questo pubblico, se siamo molto bravi, arriverà col tempo anche “adeguandosi” all’aria che tira, caratterizzata da nuove priorità politico-sociali, da una nuova agenda che il nuovo soggetto politico avrebbe introdotto in maniera efficace perché sostenuto dal suo popolo, reso consapevole ed organizzato da un’oculata e trasparente gestione culturale, politica e operativa.

Di conseguenza, penso che il nuovo Partito debba svolgere un grande lavoro di comunicazione nei canali affini, anche cercando di “responsabilizzarli” e coalizzarli in qualche modo fra loro.

A tal proposito svolsi delle riflessioni qui e qui, anche in ordine ad altre problematiche relative al giornalismo, tutto pubblicato anche sulla rivista Sovranità Popolare.

Se il Partito lavorerà bene, se riuscirà ad organizzare le sue linee e la sua comunicazione con una proposta adeguata e chiara, nei luoghi inizialmente opportuni, riuscirà ad essere sempre più incisivo e potrà iniziare a reclamare spazi e visibilità con condizioni diverse, più democratiche e trasparenti, fidando sull’appoggio di un pubblico sempre più consapevole.

Anche l’aspetto mediatico va quindi riformato, perché oggi assai più importante di quello politico.

E siamo così ai contenuti.

Qui il discorso è assai complesso, ma credo debba partire da una sostanziale constatazione: al pari delle società civili dell’Occidente, il movimento alternativo è pervaso dall’antipolitica, non crede più nella sua funzione e, di conseguenza, NON AVVERTE IL PERICOLO DELLA RINUNCIA ALLO STATO DI DIRITTO.

In questo articolo cerco anche di mettere in evidenza il ruolo dei social media in aiuto all’antipolitica, che non si può assolutamente trascurare, ed in questo svolgo delle riflessioni più generali sull’argomento che ci fanno capire altre questioni inerenti le difficoltà di comunicazione, con cui una nuova politica dovrebbe assolutamente fare i conti.

Dobbiamo quindi capire che la demonizzazione della politica è stata una manovra populista politico-mediatica, favorita addirittura in sfere che hanno a che fare con l’intelligence, allo scopo di allontanare i cittadini dalle Istituzioni e dalla sovranità politica del Paese, guarda caso regalata all’Europa delle banche insieme a quella monetaria.

Questa brillante manovra ha avuto l’avvio con la stagione Mani Pulite e letture di parziali verità, tipo La Casta, ed ha trovato una “splendida” conclusione con il disastro 5 Stelle, a ben vedere il loro più grande “successo”.

L’antipolitica così generata impedisce a molte persone, addirittura, di riconoscere che in una qualsiasi assemblea che abbia come tema il “che fare” riguardo alla situazione attuale, si sia in ambito comunque politico.

Il “terrore” dei partiti diventa rifiuto della politica tout court, e questa è la nostra pistola puntata alla tempia che ci rende ciechi e inoffensivi alla sottrazione dello Stato di diritto da parte delle corporazioni private, cosa che avviene sotto i nostri occhi ormai da decenni.

Oltre all’antipolitica, il movimento del dissenso è attraversato da svariate problematiche sia di natura endogena, sia esogena, che compongono un quadro assai difficile per un serio impegno politico.

All’intero del “mondo alternativo” si preferisce trasformare la politica in “eventi”, come denuncio qui, e ci si “perde” in tematiche oltre-politiche, come cercavo di analizzare qui, qui e qui.

Oltre a questo, non paghi dei problemi sin qui evidenziati, non ci facciamo mancare personaggi che hanno un certo seguito nel mondo “alternativo”, ma che svolgono un ruolo politicamente assai “ambiguo”, a mio parere del tutto controproducente per un serio impegno politico che abbia qualche chance di poter parlare al Paese, non solo ad “adepti” e militanti “olistici”: come esempio emblematico della questione porto Scardovelli, nei confronti del quale mi sono preso la responsabilità di criticarne l’approccio e una discutibile lettura costituzionale qui, e qui.

Per terminare con la questione “contenuti”, credo non si possa non vedere l’esigenza di verità che il nuovo soggetto politico deve al Paese, una verità che inizialmente andrebbe, come cercavo di spiegare nella parte relativa alla comunicazione, verso il potenziale elettorato da riunire.

Questa verità, innanzitutto, dovrebbe essere nella piena trasparenza di procedure e determinazioni, ma anche nei contenuti politico-operativi: se si capirà di dover risvegliare un senso civile, politico ed istituzionale, il nuovo Partito non potrà limitarsi a scrivere un manifesto generico di buone intenzioni, ma dovrà operarsi per progettare e spiegare esattamente cosa dovrà fare una volta entrato nelle Istituzioni, quali problematiche si troverà ad affrontare e tutti i meccanismi, più o meno legali e/o consuetudinari, che riducono il nostro ex-Stato di diritto ad una scatola vuota dove si premono bottoni decisi in sfere assai diverse da quelle scritte in Costituzione.

Ciò vorrà dire che il suo elettorato dovrà conoscere e condividere un vero e proprio progetto di ripristino e riforma totale della politica e del vivere civile, orientato a quei diritti universali che la Costituzione afferma di voler garantire sin dall’Art. 2.

Sempre in ordine alla verità, torniamo ora all’analisi con cui inizio il presente articolo, insieme alla questione “prudenza” e “comunicazione”: credo sia assolutamente ora che una nuova forza politica trovi le parole per spiegare esattamente la questione politica da sempre principale, che è quella della SOVRANITÀ.

Se la gente non capisce da chi è realmente governata e perché, se non vede un progetto socio-politico alternativo, che renderebbe inutili tutte le considerazioni “realistiche” oggi capaci di far digerire ai più una realtà che non sono neanche in grado di comprendere, perderemo su tutta la linea e butteremo al vento un potenziale che oggi è del tutto inespresso.

Come affermavo nel precedente articolo, in cui analizzo l’attacco al filosofo Agamben – guarda caso proprio una delle punte di diamante della Commissione DuPre – da parte della Di Cesare, dobbiamo assolutamente far capire la seguente questione:
Della serie “meglio tardi che mai”, da quando è stata messa in campo l’emergenza sanitaria sempre più voci si stanno accorgendo del fatto che oggi il “potere reale” non è più nelle mani della politica e dei nostri presunti “rappresentanti” se non nella “forma”, anch’essa però ampiamente e ripetutamente violata. Se vogliamo fare un vero servizio alla politica e alla verità, non possiamo più trattenerci dall’indicare come le più alte sfere della finanza globale (che detengono, controllano e influiscono su banche, centrali e non, corporazioni globali, “big tech”, media mainstream e centri culturali), insieme ad organismi privati sovranazionali non eletti e ad un coacervo di apparati che abbiamo imparato a chiamare “deep state”, formino la reale sfera del potere di un Occidente che stentiamo sempre più a definire “democratico”.

A mio parere, il nuovo soggetto politico avrebbe la responsabilità di affermare queste verità, insieme alle altre che ho espresso qui nell’analisi iniziale, trovando il modo di introdurle e spiegarle superando le sicure accuse di complottismo: in fondo in fondo la gente lo sa che le cose stanno così, non le vuole ammettere solo per puro spirito di “sopravvivenza”, per quel quieto vivere che oggi il “sistema” sta facendo di tutto per far diventare una cosa “interiore”, lontana dall’impegno civile e politico.

È quindi ora che qualcuno si prenda la responsabilità di denunciarle ufficialmente, in maniera istituzionalmente corretta, possibilmente per bocca dei nuovi STATISTI di cui il Paese ha un gran bisogno, che non sono certo visibili ora fra chi già fa politica, in Parlamento e fuori.

A proposito, e come ultima questione, la nuova forza politica dovrebbe svolgere una grande pressione per far sì che la prossima legislatura liberi i parlamentari da quel green pass che li riduce da rappresentanti dell’intero Paese, difesi da opportune prerogative di ordine istituzionale, a “oggetti” tracciati ad uso e consumo della filosofia biopolitica del controllo: un palese crimine costituzionale che mai avrebbero dovuto accettare.

Come vedete, non pochi sono i problemi con cui un serio soggetto politico dovrebbe fare i conti se volesse veramente costruire una minima possibilità di successo.

La consapevolezza di questi fattori e la corrispondente coerenza operativa, daranno la misura di quanto potremo di nuovo sperare nella politica.

Altrimenti lo spartito è già tracciato in ogni movimento, a suon di algoritmo.

29 dicembre 2021

Fonte immagine: Wikimedia Commons

4 pensieri riguardo “IL CORAGGIO DI DIRE BASTA ED AGIRE POLITICAMENTE”

  1. Che la shock-terapia sanitaria sia usata per fini politici e sovvertire i governi di Stati, creare gravi crisi economiche e dominare popoli è cosa già nota. Era tutto spiegato in un documento della diplomazia francese pubblicato da un governo africano del Sahel francese sul video …………. che lo dimostra. Lo stesso video, condiviso sul mio profilo facebook, è stato dopo rimosso dalla censura di quel social. Il video cancellato era repereribile al link seguente:
    https://www.facebook.com/111039997231610/videos/1178322935848983/
    La filosofa De Cesare che ora attacca Agamben sullo stesso argomento lo riconosce: : <>. https://espresso.repubblica.it/opinioni/2021/12/20/news/giorgio_agamben_complotto_covid-330912383/
    E’ chiaro allora che Agamben ha ragione nel dire che il covid-19 è un pretesto per far accettare ai popoli democratici limitazioni della libertà e perdite di sovranità nazionale dello Stato costituzionale che mai avrebbero accettato in una situazione di normalità.

    1. Intanto grazie del commento e benvenuto. Non intendevo certo pretendere di dire cose nuove nell’analisi, quanto di fare una sintesi di tutte le questioni, anche allo scopo che spiego più avanti nell’articolo. Riguardo al fatto che la “pandemia” si usata per ben altri fini politici, purtroppo trovo ancora poca consapevolezza da parte di molti, che ancora continuano a parlare di “governo incompetente” ed a ragionare sull’ormai politicamente inutile e deviante terreno sanitario. Certo, è importante demolire scientificamente la narrazione mainstream, ma ancor più importante il fatto che tale demolizione abbia una qualche possibilità di essere valutata serenamente e razionalmente dai più, e questo clima può essere ottenuto solo con una forte azione politica.

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