CRISI ISRAELO-PALESTINESE: UN NUOVO CAPITOLO DELLA TRAGEDIA TECNO-DISTOPICA

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Non possiamo escludere di essere entrati in uno degli atti più importanti che ci porteranno al controllo globale.

Di Massimo Franceschini

 

Pubblicato anche su Attivismo.info, Sfero e Ovidio Network

Nel web e nell’area alternativa che ruota intorno alla “controinformazione”, gira molto l’idea che con la crisi palestinese si sia all’inizio della resa dei conti finale fra uno schieramento che vedrebbe da una parte Israele, sionisti e l’Occidente a trazione anglosassone, dall’altra il resto del mondo.

Credo che, come per la Guerra ucraina, le speranze sui BRICS e il cosiddetto multipolarismo, sul quale ho espresso i miei dubbi qui, la questione sia più complessa da una parte, ma anche più semplice dall’altra, dato che ormai sappiamo come le reali sovranità del mondo siano abbastanza chiaramente in mano ad una minoranza che per interessi e connessioni varie attraversa i presunti “poli”, di volta in volta distribuita in vari mix di potere diversamente composti dai seguenti ingredienti: élite finanziarie, tecnologiche e mediatiche, logge e oligarchie varie, anche di ordine religioso, corporazioni e stati profondi.

Tale situazione totalitaria e totalizzante del potere fa sì che il resto del mondo, cioè il 99% degli esseri umani, sia sostanzialmente diviso fra chi sa, in effetti una ristretta minoranza, chi non sa, chi non vuole sapere, chi crede di sapere, chi collabora in vari modi più o meno consapevolmente con l’1%, chi ancora spera che qualcuno dei poli “alternativi” all’Occidente liberi il mondo – speranza vana e inconsistente, come spiegavo qui –, chi apparentemente “antagonista”, ma di fatto intento ad un gran lavorio acchiappa-like social mediatico, quindi teso alla sola sopravvivenza dei promotori di tale “attivismo” politicamente incapace.

Riguardo all’incapacità politica: come possiamo ben vedere ormai da troppi decenni, l’azione di una presunta opposizione proveniente da una potenziale area del dissenso da troppo tempo “infettata” dall’antipolitica, come affermavo nell’articolo appena citato in cui parlo anche dei BRICS, è di una resa politica praticamente nulla nel contrastare le tendenze tecno-distopiche dei nostri tempi.

Riguardo a tutta la panoramica dei problemi che impediscono la costruzione di una vera politica alternativa, non vorrei ripetere per l’ennesima volta ragioni e analisi ampiamente espresse in queste serie di articoli e nell’ancor più nutrita di video. Per comodità e velocità di consultazione, estraggo dalla prima questo, questo, questo e questo.

Tornando alla questione della sovranità reale in mano alle estreme minoranze, occorre aggiungere il fattore unificante e purtroppo determinante le scelte umane: la tecnica.

La “tecno-scienza” è sempre meno regolata dalla considerazione di altri ambiti che potrebbero mitigarne, bilanciarne e indirizzarne “umanisticamente” i suoi fini come la cultura, l’etica, la politica e il diritto, tutti ambiti che si stanno sempre più orientando per un accoglimento sempre maggiore della “tecno-scienza” stessa, sempre più considerata come fattore risolutivo per dirimere questioni e per la gestione rivenduta come “inclusiva”, “sostenibile” e “securitaria” delle comunità stile Agenda 2030, reset di Davos, digitalizzazione e “intelligente” artificializzazione di tutto o altri “geniali” disegni del futuro, tutti di fatto “neomalthusiani” e convergenti sul transumanesimo, contro il quale mi sono espresso con questo manifesto.

Per comprendere come tutto ciò sia stato possibile, dovremmo tener conto del fatto che l’incapacità dei 4 ambiti esterni qui considerati, si è progressivamente costruita grazie a fattori storico-culturali complessi, inseriti in un quadro in cui la cornice è composta dalla “separazione dei saperi” moderna e dalla vittoria del “materialismo scientista”.

Riguardo alla concentrazione del vero potere di indirizzare le cose ristretto in pochissime mani, devo esser chiaro: non sto certo dicendo che il percorso della geopolitica e dell’umanità siano ormai preparati e scadenzati sin nei minimi dettagli, non posso certo dire che ci troviamo in un mega “Truman Show” in cui la sceneggiatura è esattamente già scritta, dato che credo sia del tutto fisiologico che, proprio come accade nel film, lo scritto debba adattarsi velocemente alle impreviste stranezze del protagonista.

Credo che la nostra realtà sia per certi versi ancor peggiore di quella del film, in quanto la regia è in minima parte soggetta alle variabili dovute a Truman, cioè noi società civile, dato che il regista è in grado di determinarne ampiamente visione, cultura, obiettivi, sogni e mezzi.

I veri ostacoli per una regia univoca e senza scosse la regia li trova al suo interno, dato che a volte il mix di ingredienti del potere prima descritti può risultare eccessivamente “effervescente”, perché squilibrato.

Ed ecco che ci appare una più corretta visione in cui inquadrare anche gli ultimi avvenimenti in Medio Oriente, che non sappiamo quanto possano provenire dalla sceneggiatura principale o da sceneggiatori che stanno cercando di sostituire il regista, o da un mix di queste due cose.

Sia come sia, credo che tutto ciò ci faccia capire ancor meglio e vada ancor più a giustificare le ragioni per cui l’1% del mondo sta spingendo per una veloce implementazione dell’IA: proprio per cercare di annullare le “variabili” di qualche tipo al suo interno.

L’incedere apparentemente inarrestabile di questa politica, a meno di un vero e proprio “miracolo politico-culturale”, non solo porterà l’umanità al transumanesimo, ma anche ad una sempre più marcata e degradante “robotizzazione” di quanti stanno realmente governando, un’ancor più marcata degenerazione mentale e spirituale.

Come vedete, rimettere la civiltà su binari non votati alla rovina non è facile, per non dire estremamente difficile.
(AI free)

17 ottobre 2023
fonte immagine: Flickr

Per chi non conoscesse le mie proposte politiche, segnalerei qui il libro su quello che ritengo indispensabile, un “Partito Unitario di Liberazione Nazionale”, qui il successivo articolo in cui delineo una possibile strategia, qui un articolo in cui illustro delle questioni necessarie ad una possibile “politica nuova” e qui alcune questioni relative alla comunicazione politica. Infine, in questa sezione del blog trovate tutte le proposte formulate nel corso degli anni.

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